25 novembre 2011 - 8:47

Poco fuori Las Vegas c'è una località fantasma che fa sbagliare strada anche al migliore tassista. E' il SuperNap, uno dei più grossi data center al mondo, la “fattoria” dei server che incarna l'anima fisica, anzi il cuore, di internet, costruita sulla rete in fibra della Enron, rilevata dopo il clamoroso crac. Qui aziende come Apple, NewsCorp, eBay, Microsoft e persino Google stipano parte dei loro contenuti e dei loro segreti digitali. Qui risiedono, con i dati personali degli utenti, pezzetti sparsi di vita, dai magazzini virtuali nei quali archiviamo le nostre mail ai video, fino alla musica. Il SuperNap è spazio ed energia perché l'azienda che l'ha messo in piedi, la Switch, affitta alle società gli “armadi” (i racks) nei quali collocare i propri server, ma dà ovviamente anche connettività e potenza. Se fossimo in Matrix, Morpheus la chiamerebbe “struttura”.
Entro al SuperNap scortato da un paio di persone. Lo ammetto: mi sento Neo che ingoia la pillola rossa e s'inoltra nella tana del bianconiglio. Ci sono pure gli uomini in nero (sono vestiti così gli impiegati del SuperNap), ma il mio Mister Smith ha il volto affabile di un ragazzone alto e snello. La prigione m'inghiotte e lascio il passaporto all'ennesimo finto poliziotto. Guadagno il primo corridoio, poi una stanza riunioni e infine la vera fattoria: sono in ritardo e ci sono dei colleghi italiani che mi aspettano. Dietro di noi posa un bodyguard che recita la parte di Robocop, ma ogni tanto, con la coda dell'occhio, lo scopro intento a messaggiare con la fidanzata e la situazione mi fa molto ridere. Solo alla fine scoprirò che la sua pistola è un falso storico: si tratta di un taser, l'arma che ti “elettrizza” ma non ti ammazza. Lo avessi saputo prima.
Il recinto dei data center occupa 38mila metri quadri, come sei campi da calcio, e ci lavorano 120 persone. L'elettricità, particolarmente a buon mercato nello stato del Nevada, viene fornita da tre provider, la giusta diversificazione per pararsi il curriculum se mai dovessero spegnersi tutti i 500 megawatt di potenza che danno la vita alla fattoria (ma ci sono anche 50 generatori diesel da 2,8 megawatt pronti a entrare in funzione nei casi più disperati). File ordinate di server mi si parano davanti e in mezzo c'è sempre qualche omino che magheggia con cavetteria varia. Ufficialmente non mi dicono quanti sono, questi server, ma da una stima che estorco possiamo parlare di quasi 200mila unità per un totale di – tenetevi forte – 250 petabyte. Fattore clima: uno dei problemi più importanti da queste parti è la refrigerazione delle macchine e il frigorifero della situazione – in realtà non l'unico – è una stanza nella quale buffano sedici super ventole con un diametro di almeno mezzo metro, che creano un vortice d'aria poi incanalato in una ragnatela di tubi. L'ambiente è da sala operatoria visto che polvere e sporco sono i maggior nemici degli “armadi” digitali e dei suo derivati. Ma è già l'ora d'andar via. L'uomo in nero mi porta all'uscita e prima di andarmene giro la testa verso i silenziosi totem che contengono la mia come le vite degli altri. E dico a Morpheus di (non) spegnere la luce.



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Categorie: Short stories, Web/Tecnologia