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Daniele Lepido

I bastioni di Orione di Daniele Lepido

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26 gennaio 2012 - 21:36

Sky vince la battaglia del telecomando: la sentenza del Tar

Rischio caos per i telecomandi delle tv italiane. Il Tar del Lazio ha annullato il Piano di numerazione automatica dei canali della tv digitale terrestre in chiaro e a pagamento, il così detto Lcn (Logistic channel number) stabilito dall'Autorità per le comunicazioni nel 2010. Lo ha deciso la Terza sezione ter del Tribunale amministrativo, presieduta da Giuseppe Daniele, accogliendo un ricorso proposto da Sky Italia, assistita dall'avvocato Ottavio Grandinetti (scarica la sentenza). Il Tar del Lazio, su richiesta delle emittenti Canale 34 e Più Blu Lombardia, si era già pronunciato sulla delibera in questione, annullando lo scorso 1° agosto la parte del provvedimento che assegnava i numeri dal 9 al 19 alle emittenti locali. La sentenza del Tar era stata poi sospesa dal Consiglio di Stato. La nuova sentenza del Tar del Lazio, a differenza della precedente, annulla l'intero provvedimento dell'Agcom che adesso dovrà emanare un nuovo regolamento sulla numerazione automatica dei canali della tv digitale terrestre in chiaro e a pagamento.

Ma che effetti avrà questa sentenza? Il primo è che Cielo, il canale sul digitale terrestre di Sky, potrebbe aggiudicarsi il pulsante 10 sul telecomando di casa, ora invece occupato dalle televisioni locali. Per I Bastioni di Orione, il blog del Sole24ore.com, ecco l'analisi dell'avvocato Ernesto Apa, esperto di media e partner dello studio Portolano Colella Cavallo: "In primo luogo il Tar ritiene che l'Agcom abbia concesso un termine troppo breve per partecipare alla consultazione pubblica, 15 giorni anziché i 30 giorni richiesti dalla legge. Inoltre sostiene che la consultazione fosse illegittima perché i soggetti interessati hanno potuto esprimere le loro osservazioni solo sullo schema di regolamento e non anche sul piano di numerazione. Il Tar, poi, entra nel merito delle singole disposizioni del regolamento Lcn, per indicare all'Autorità delle comunicazioni quali modifiche dovranno essere apportate in sede di approvazione del nuovo regolamento. In particolare il Tribunale regionale ritiene che non sia discriminatorio attribuire i canali dall'1 al 9 ai generalisti ex analogici (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rete 4, Canale 5, Italia 1, La7, Mtv e Deejay Television). Canali che avevano tradizionalmente occupato quei numeri sul telecomando. Le posizioni successive, dal 10 in poi, oggi attribuite alle televisioni locali, dovrebbero sempre secondo il Tar essere assegnate agli altri canali generalisti, senza distinguere tra ex analogici, come per esempio Rete Capri, e i nuovi generalisti nati in digitale, come per esempio Cielo (Sky)".

Molto rumore per nulla? Sky opera sul satellite e sembra avere perso interesse per il digitale terrestre, visto che è anche uscita dal beauty contest, ora trasformato in gara per portare un po' di risorse alle esangui casse dello Stato. Ma le domande allora sono: quanto è strategico Cielo per l'emittente di Murdoch e quanto invece questa mossa legale serve (anche legittimamente) a rimescolare le carte sul digitale terrestre? Intelligenti pauca. 

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Categorie: Televisione

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“Strade? Nel posto in cui andiamo non c’è bisogno di strade”
(Ritorno al futuro parte I)

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26 gennaio 2012 - 9:43

Gli spot sui cellulari? In Italia un affare da 100 milioni

Boom della pubblicità digitale sui cellulari. Secondo la School of management del Politecnico di Milano nel 2011 il mercato del mobile advertising è cresciuto del 50%, passando da 38 a 56 milioni di euro, pari al 5% di tutti gli spot su internet. La previsione è che entro due anni la pubblicità sugli smartphone arrivi a pesare il 10% su tutta la pubblicità online (che già oggi valgono circa 1,2 miliardi), per un controvalore di almeno 100 milioni di euro. Tra i settori che investono di più guadagna in prima posizione c'è l’automotive (+81%) che scalza dal podio banche, finanza e assicurazioni, storico comparto leader (+22%). Il settore dell'intrattenimento-editoria resta costante poi al terzo posto pur crescendo meno della media di mercato, seguito da elettronica e informatica che, con un tasso di crescita di quasi il 150%, guadagna due posizioni rispetto al 2010. Al quinto posto il turismo (+55%) che perde una posizione, mentre il largo consumo (+246%) sale dal decimo al sesto. Chiudono la classifica il retail (+129%), abbigliamento e accessori (+80%), istituzioni e istruzioni (+64%) e telecomunicazioni (+62%). Tra i formati pubblicitari più utilizzati ci sono il display e le parole chiave (keyword advertising), che per la prima volta superano messaggistica ed sms, ben posizionati ovviamente grazie al colosso Google. Infine, oltre ai formati standard, si stanno facendo strada anche i “rich media”, cioè video e banner a tutto schermo.

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23 gennaio 2012 - 14:04

La musica digitale vale 5,2 miliardi: scarica il report Ifpi

Le note digitali a pagamento non sono più “noccioline”, anche se oltre un quarto degli utenti internet se le scaricano a sbafo e per ogni Megaupload che chiude altri mille ne verranno aperti (nonostante l'inasprirsi delle leggi). Intanto, però, il fatturato della musica digitale legale ha raggiunto l'anno scorso, in tutto il mondo, 5,2 miliardi di dollari, segnando una crescita dell'8% sul 2010. Sono i dati dell'Ifpi (International federation of the phonographic industry) contenuti nel poderoso report che potete scaricare qui. Musica “virtuale” che ormai pesa il 32% su tutti i ricavi delle case discografiche ma che negli Stati Uniti e in Corea del Sud ha superato il 50 per cento. Più che raddoppiati anche i Paesi nei quali sono stati resi disponibili i servizi di musica “legale”, dai ventitrè del gennaio 2011 ai cinquantotto di oggi. Ma il numero più significativo è forse quello degli utenti “paganti”, che ha toccato quota 13,4 milioni, segnando un +65% sull'anno precedente. Parlando di difesa del copyright e d'intorni, invece, i ragazzi dell'Ifpi sono giustamente sempre molto preoccupati per la pirateria e sostengono che rimane “un'enorme barriera per la crescita sostenibile” di questo business. E quindi plaudono a tutte le iniziative portate avanti nel modo per contrastarla. Quella che piace di più pare essere Hadopi (Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur l'internet), l'ente e la legge francese, per qualcuno in odore di incostituzionalià, che stacca l'abbonamento a internet a chi viene sgamato più di tre volte a scaricare illegalmente. E voi scaricate? In questo vecchio post  spiegavo perché ho smesso, anche se credo che molto possa essere ancora fatto per innovare il modello di business, mettendo insieme cloud computing e advertising, un po’ come fanno Spotify (che in Italia non c’è, purtroppo) e Deezer.

SCARICA DIGITAL MUSIC REPORT 2012 (in Pdf, 12 Mb)

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Categorie: Copyright, Musica

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21 gennaio 2012 - 18:30

Malattie hi-tech: sei affetto da bumperismo? Fai il test

C'è un tizio che si compra un iPhone dopo mesi di risparmi. Quello più bello, più costoso, mezzo stipendio di telefono. Lo porta a casa, lo apre e, mentre gli vengono i lucciconi agli occhi, un dubbio assassino gli spacca il cervello: “E se mi cade? E se si riga lo schermo?”. Questo tizio non lo sa ancora, ma ha appena contratto una malattia gravissima, tipicamente maschile: si chiama “bumperismo” ed è la fobia che lo porterà a spendere per l'incolumità del suo smartphone milioni di dollari in versioni sofisticatissime di custodie e custodiette. Sono i bumper, appunto, letteralmente i “paraurti”. Con la variante della materia prima, anche se dal silicone alla plastica dura la solfa non cambia: il bumper è più un anestetico delle nostre paranoie che un vero santo protettore anti-caduta. Siete affetti anche voi da bumperismo? Rimane però l'altro problema, il display. Una riga sarebbe elemento sacrilego e fonte di notti insonni, quindi ci vuole la pellicola proteggi-schermo. Come la scegliamo? Lucida o satinata, anche qui, conta poco perché il nemico numero uno saranno le bolle. Maledette bolle d'aria che dilagheranno come virus sotto la plastica. C'è ne sono sempre almeno un paio, non c'è niente da fare. Ci si deve convivere. L'alternativa è continuare a comprare nuovi “salva-schermi” ma servirà solo a svuotarvi le tasche. E poi ricordate: l'unico vero crash test della tecnologia sono le signore donne, come spiegavo qui. Tanto quand'anche l'iPhone vi dovesse cadere, rimanendo miracolosamente illeso grazie al bumper, ci sarà sempre un tacco 12 a calpestarlo.

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Categorie: Short stories

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19 gennaio 2012 - 8:20

Copyright e libertà della rete. E se Murdoch comprasse Google?

Diritto d’autore e libertà della rete sono un signore attempato e un giovane nerd che si prendono a sberle. Sono due “partiti” in guerra, due “religioni” diverse. O almeno così ci hanno spiegato. Peccato, perché sarebbe ora di cambiare approccio e mettersi occhiali diversi per vedere questo mondo che cambia. Da un lato c’è un modello di business datato ma sufficientemente irrinunciabile – quello basato sul copyright – nato e cresciuto quando internet era ancora una parola sconosciuta. Dall'altro una “filosofia” furbetta e un filo populista, che tuttavia morde giustamente il freno per innovare. Eppure Murdoch che accusa Google, via Twitter, di essere il “leader mondiale della pirateria” mi fa troppo ridere perché significa che quel signore anziano che smanetta con i social network – pur essendo un guru dell’editoria (tradizionale) – non ha capito nulla di cosa sia Google. E anziché farci affari o al limite comprarselo, Google, sfidando il sicuro no di qualsiasi Antitrust, imbocca la strada più semplice: trasformarlo in Charlie, il nemico preferito del suo personalissimo Vietnam. Ma allo stesso modo chi pretende, reclama, esige che ogni contenuto in rete sia gratuito, per grazia del Santo Spirito del Cyberspazio o per giusto esproprio dei mondi virtuali - un po' alla Richard Stallman, tanto per intenderci (Stallman ti adoro ma io sto con Linus Torvalds) – mi fa ridere ancora di più perché gioca a fare il santone con gli dei degli altri. Dove per “dei” intendo investimenti, creatività, posti di lavoro, tempo e sudore per confezionare quel film, quel brano musicale, quell'inchiesta, quella app. Poi ci sono le leggi sbagliate come Sopa (lo Stop Online Piracy Act) e il Pipa (Protect Ip act). Ma questa è un'altra storia, ecco invece la vera questione: oggi chi produce qualsiasi tipo di contenuto deve essere in grado di convincere il suo potenziale acquirente che vale la pena di comprarlo. O meglio: che non è strano, stupido o irrazionale acquistarlo. La storia di internet è andata così: molte cose sono gratis e per fortuna dico io! Del resto nella vita mica tutto si paga (insomma). Io abito a due passi da un parco pubblico bellissimo a Nord di Milano e per andarci non sborso una lira. Ma se in un caldo pomeriggio d'estate, seduto su una panchina di quello stesso parco, mi venisse voglia di un gelato, non potrei pretendere che il gelataio all'angolo me lo regali. La soluzione, quindi, è stimolare in modo onesto l'appetito di voi lettori con la qualità, i “gusti” giusti. Ah, dimenticavo: sul Nasdaq Google capitalizza 200 miliardi di dollari, la Newscorp meno di cinquanta miliardi.

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Categorie: Economia digitale

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18 gennaio 2012 - 14:19

Pubblicità comparativa, Barilla vince (per ora) la guerra contro Plasmon

La guerra degli spot tra Barilla e Plasmon segna un’altra vittoria della multinazionale di Parma. Il Tribunale di Milano ha confermato con una nuova ordinanza (scaricala qui) il decreto emesso il 3 dicembre 2011 che bloccava una pubblicità comparativa uscita sui quotidiani fatta da Plasmon ai “danni” di Barilla (seguita dal professor Adriano Vanzetti, con gli avvocati Giulio Sironi e Anna Colmano, mentre Plasmon è difesa dal professor Giorgio Floridia, insieme con gli avvocati Riccardo Rossotto e Gianluca Morretta). Nello specifico, si trattava di una doppia pagina dedicata al confronto tra le concentrazioni di pesticidi e micotossine contenute nelle pennette per bambini Plasmon e nelle mini penne rigate Piccolini di Barilla (per gli adulti). L'altra pubblicità faceva invece il confronto tra le concentrazioni di pesticidi contenute nei biscotti per bambini Plasmon e quelle del biscotto Macina del Mulino Bianco. Sopra il claim "Qual è la differenza?" Ed eccola qui, spiegata in una legenda: i prodotti per bambini sono privi di sostanze nocive mentre «questa pasta e questi biscotti possono contenere contaminanti anche molto superiori ai limiti di legge stabiliti per i bambini» con meno di 3 anni. Una decisione, quella del Tribunale di Milano, che verrà probabilmente impugnata da Plasmon. Domani, 19 gennaio 2012 l’approfondimento nelle pagine di Economia del Sole 24 Ore (si veda anche il Sole del primo dicembre scorso, a pagina 29).

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Categorie: Advertising

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11 gennaio 2012 - 17:43

Super-internet, via libera alle regole per il web del futuro

L'Agcom dà il via libera alle regole per l’Ngn (Next generation networks), le norme sulle quali dovrebbe nascere la rete internet di nuova generazione. Il punto di maggior discussione, dopo due consultazioni pubbliche e un “test” europeo, riguarda l’unbundling fisico del nuovo network in fibra, ovvero l’affitto dell’ultimo miglio così come avviene oggi per la rete in rame. Ora: in queste nuove regole l’obbligo “reale”, nei fatti, di unbundling fisico non c’è. Tuttavia è affermato a livello di “principio”, per venire incontro alle richieste di correzione, rispetto alla precedente versione del documento, della Commissione europea. E infatti per Telecom Italia, spiega l’Agcom, resta “l’obbligo di fornire l’accesso disaggregato della propria rete dove tecnicamente possibile e tenendo conto dell’effettivo sviluppo di mercato”.  Il punto è: dove è tecnicamente possibile questo? In realtà proprio a livello tecnico le soluzioni alternative all’unbundling fisico sono due. La prima: un servizio end-to-end, grazie alla quale gli operatori alternativi potranno chiedere all’ex monopolista la posa di fibra spenta, insieme con l’accesso ai cavidotti e agli edifici. La seconda soluzione tecnica: il bitstream della fibra, cioè una sorta di rivendita all’ingrosso del traffico o se si preferisce un unbundling virtuale fornito però direttamente in centrale. Saranno regole sufficienti a garantire una “nuova” liberalizzazione anche della super-rete? Il tempo e il mercato sapranno (forse) rispondere.

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Categorie: Tlc/Regolatorio

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9 gennaio 2012 - 2:19

Telefonia, ricavi a -4% in Europa. Scarica il report Etno

Ormai da tempo i big telefonici si lamentano di queste due cose: da un lato la discesa progressiva dei loro ricavi, dovuta alla competizione sui prezzi e al crollo delle revenue dal fisso e in parte anche dal mobile (soprattutto la voce). Dall'altro piangono miseria per quella loro condizione che li vede “condannati” ad investire sempre nelle reti, il loro asset più pregiato. Insomma: ricavi giù e investimenti su. Questo grido d'allarme viene ribadito anche nel rapporto 2012 dell'Etno, l'associazione europea degli operatori di telefonia (scarica il Report Etno in Pdf, 12 Mb). Un paio di numeri su tutti: secondo Etno nel 2011 la flessione del settore è stata del 4% mentre gli investimenti sono cresciuti del 5 per cento. Investimenti necessari, tra le altre cose, a non far caracollare i network, soprattutto quelli mobili, intasati dal boom di traffico degli smartphone. La polemica punta dritto all'indirizzo degli over-the-top, i vari Google e Facebook, che secondo i gestori traggono beneficio dalle loro reti senza investirci un euro. Qualche ragione c'è in questi cahiers de doléances, ma va ricordato che molte aziende telefoniche, soprattutto in Italia, hanno ebitda margin non lontani dal 50%, tra i più ricchi d'Europa.

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Categorie: News Tlc

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6 gennaio 2012 - 16:40

La pubblicità online (e in tv)? Sarà come il Lego

Come è cambiata la pubblicità in questi anni? Secondo me non è cambiata per niente, almeno in televisione. Per quelli della mia generazione, cresciuti con Mazinga, Claudio Cecchetto e Bim Bum Bam erano gli spot ossessivi delle televisioni private: Gig Robot d’acciaio, le Big Bubble, He-Man, Tricky Trucks, il Big Jim. Oggi mia figlia di tre anni su Sky e Boing vede gli stessi spot che io vedevo 30 anni fa: tra “Dora l’Esploratrice e “Vai Diego”, Lucia si sorbisce la réclame del dannatissimo bambolotto Baby Amore, il corrispettivo analogico del Cicciobello. Cosa è cambiato? La vera innovazione è allora sulla rete, è sui nuovi format, è su Google, nemico-amico che "spottizza" un prodotto e un servizio nell’esatto momento in cui un cliente lo sta cercando. Eppure la tv raccoglie in Italia ancora circa il 50% dei quasi 9 miliardi complessivi del mercato pubblicitario. E allora riavvolgiamo il film, ribaltiamo quanto detto fin’ora: la televisione è nuova, non è vecchia, il digitale terrestre e il satellite hanno moltiplicato contenuti e programmi, creando competizione e allargando l’offerta, nonostante il duopolio Rai-Mediaset sia ancora sufficientemente saldo (ma ci sono anche i 5 milioni di abbonati di Sky). La tv cambia e i telespettatori migrano sulle nuove piattaforme, si frammentano e in questo internet sta iniziando a erodere qualche fetta di mercato. Youtube che cos’è, per esempio? Una piattaforma tecnologica o un broadcaster vero e proprio? Internet nel 2012 sarà il secondo mezzo di raccolta, che già oggi vale oltre un miliardo di euro. La carta neppure la conto, diventerà purtroppo sempre più marginale, ma tanto ci sarà l’iPad! Ecco allora che gli schermi, i display, siano essi tv, tablet o smartphone, giocheranno un ruolo sempre più centrale. Ecco perché gli spot devono cambiare e in parte lo hanno già fatto. Perché le nuove generazioni sono e saranno sempre più abituate a costruirsi palinsesti su misura e anche la pubblicità assomiglierà, come in un gioco di specchi, ai “propri” utenti. Gli spot saranno (sono già) come il Lego: qualcuno li costruirà a nostra immagine come avatar delle propensioni d’acquisto e degli interessi. E così, privacy permettendo, spoglieremo la tv e per questo la troveremo più sexy.

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Categorie: Advertising, Televisione

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5 gennaio 2012 - 17:54

Apple batte Samsung, niente stop in Italia per l'Phone 4s

Apple vince la prima battaglia contro Samsung nella guerra dei brevetti che coinvolge l’Italia. Niente blocco delle vendite per l’iPhone 4s nel nostro Paese: lo ha deciso il giudice del Tribunale di Milano, Marina Tavassi, che ha respinto il carattere d’urgenza della richiesta di Samsung, senza tuttavia entrare (troppo) nel merito della diatriba sollevata nell’ottobre scorso dai coreani, secondo i quali Cupertino avrebbe violato due brevetti di loro proprietà, relativi alle telecomunicazioni. “Siamo delusi dalla decisione del Tribunale – spiega una nota di Samsung – faremo reclamo e prenderemo in considerazione altre misure per proteggere i nostri brevetti”.

Il giudice aveva dato come termine a Samsung entro il 15 novembre per presentare una memoria e aveva dato tempo ad Apple entro il 6 dicembre per consegnare una replica. Il 16 dicembre si era tenuta la discussione sulla richiesta di inibitoria che oggi è stata respinta. In realtà con due provvedimenti paralleli: uno relativo alla causa di merito già avviata in relazione a uno dei due brevetti contestati e il secondo relativo all'altro brevetto contestato per il quale però non è ancora stata avviata la "litè" davanti al giudice. Per il professor Giuseppe Sena, legale dell'azienda di Cupertino, è «un risultato positivo in quanto in questa primissima fase si tratta di un successo di Apple». Comunque a meno che le parti non arrivino a un accordo, la causa andrà avanti nel merito con un'udienza puramente interlocutoria fissata per fine febbraio.

SCARICA LE ORDINANZE IN PDF: 1 - 2

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Categorie: Copyright, Mondo Apple

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22 dicembre 2011 - 18:24

Musica e news, italiani acquirenti compulsivi di contenuti digitali

L'acquisto di contenuti digitali

Gli italiani sono diventati acquirenti compulsivi di contenuti digitali su internet. E’ quanto sostiene nel suo Rapporto 2011 l’Ofcom (l’Autorità inglese delle comunicazioni), dal quale emerge che il 14% degli internauti italiani dichiara di comprare regolarmente contenuti online, contro l’8% degli inglesi, il 4% dei francesi, il 5% dei tedeschi e il 7% di americani e australiani. Ora: una dichiarazione di acquisto (in potenza) non è un acquisto (in atto) e qualche maligno, in rete, già si chiede se per caso gli italiani non millantino. Io credo invece che la tendenza sia reale, visto il tasso di crescita dell’ecosistema digitale in Italia, dall’ecommerce (+20% nel 2011, 8,2 miliardi di euro) alla pubblicità online (+15%, 1,2 miliardi). Certo, il difetto di questa ricerca è che l’Ofcom non entra nel dettaglio, non spiega cosa ricade sotto il cappello di “contenuti digitali” anche se è facile intuire che si tratti soprattutto di musica, film, videogiochi e news. L’importante ovviamente sarà insistere sulla qualità – in particolare per le news e i contenuti giornalistici – trasformando ogni inchiesta in un servizio “premium”, un po’ come avviene nella pay-tv.

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Categorie: Economia digitale

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21 dicembre 2011 - 22:49

I pasticci hi-tech delle donne: manuale di autodifesa virile

  Women by Valeria Vitale

Le donne hanno picchi di creatività pregevolissimi e anche quando si parla di tecnologia stracciano i maschi, banali e prevedibili. Il limite è solo la fantasia, la stessa che non di rado costringe alcune stimate signore & signorine a un uso discinto, diciamo così, degli oggetti hi-tech (come spiega qui sopra l'ironia della disegnatrice Valeria Vitale). Ho visto lettori dvd diventare sottovasi, nello specifico di un ficus benjiamin dimensioni Amazzonia (“Ma quanto sei pignolo, l’ho appoggiato un attimo!”); l’ambitissimo Bimby, un robot da cucina che costa come una Rolls Royce, sfidare le leggi cinetiche e “camminare” da solo sul piano della cucina, impossibilitato a centrifugare perché stracolmo di oggetti indefinibili: dal cioccolato più duro del mondo alla pasta della pizza bitumosa, passando per scorze di acciaio, kryptonite e adamantio (“Guarda che mica si rompe”). E come dimenticare il tentativo d’infiliare una schedina Sd nel “fianco” di un iMac, ma nello slot dei cd, e poi ravanare con il coltello di Rambo nella speranza di tirarla fuori (“Ero sul punto di riuscirci, se non mi avessi distratto”)? Ma il capolavoro l’ha fatto mia moglie Emanuela: fino a poche settimane fa per telefonare usava un aggeggio più simile a una vecchia ciabatta, che a un cellulare, l’oggetto più rigato, malmesso, scassato del mondo, perso nei gironi danteschi della sua borsetta. Anzi non telefonava, Emanuela, mandava solo sms (“Così spendo meno”). Tanti sms, 90 euro al mese di sms, con un piano tariffario dell’era Tacs. Quando me ne sono accorto, dopo una mini seduta di autocoscienza zen necessaria a riacquistare il senno, le ho fatto notare che nel 2011, alla metà di quel prezzo, si sarebbe portata a casa uno smartphone con i fiocchi con abbonamento e tanti sms (“Usa la mail, Emanuela”). Ma loro, voi, siete fatte così ed è per questo che non vi abbandoneremo mai. Buon Natale, ragazze.

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Categorie: Short stories

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15 dicembre 2011 - 1:26

La morte del Tg1: un ebook spiega la sconfitta di Minzolini

La morte del vecchio telegiornale raccontata in un ebook fresco di stampa (scaricalo qui), intitolato “La fine del Tg1. Da Veltroni a Minzolini” (Europa), a firma di Francesco Siliato, attento analista del piccolo schermo. Quaranta pagine per tracciare la storia più o meno gloriosa della prima testata giornalistica italiana: dagli esordi nel 1952 alla fuoriuscita del suo ultimo, contestato direttore. Un libro ricco di dati, che analizza trend oggettivi come audience e share, ma anche investimenti pubblicitari e listini degli spot. Un testo “economico” che spiega motivazioni e fenomenologia di una déblace storica. E già perché in novembre, sotto la direzione Minzolini, la testata ha toccato il punto più basso degli ascolti di tutta la sua storia (22,07% di share) e infatti all'ex giornalista de La Stampa è dedicata una parte importante del testo, nelle ore in cui si mormora di un ritorno in Rai di Enrico Mentana, dopo le sue dimissioni da La7. Augusto Minzolini – scrive Siliato – è il primo direttore del Tg1 a produrre per così tanto tempo nell'edizione di prima serata una quota d'ascolto inferiore al 30 per cento. Nell'intero arco del suo mandato, durato 915 giorni, ha superato il 30% di quota d'ascolti in 38 occasioni. La sua distanza dal Tg5 è di 3,97 punti di share. Una cattiva conduzione che ha fatto male, sostiene Siliato, anche ai listini pubblicitari. Uno spot da 30 secondi sul Tg1 vale circa 100mila euro, ma dall'aprile 2009, data d'insediamento di Minzolini, ad oggi, il Tg1 ha perso oltre l'11% dei propri ascolti (…) il che significa che gli inserzionisti chiederanno e otterranno di pagare l'11% in meno (…) e che la concessionaria pubblicitaria incasserà l'11% in meno. Considerando nove spot – tanti sono in media quella pianificati al termine del telegiornale, scrive Siliato – il costo pubblico della direzione di Minzolini è stato pari a 3,6 milioni di euro al mese.

Direttori_tg1

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Categorie: Televisione

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14 dicembre 2011 - 17:47

Super-multa Antitrust all'Auditel: "Favorite Rai e Mediaset"

Nella guerra della rilevazione degli ascolti tv questa volta è l'Auditel, il "rilevatore", ad essere messo all'indice. E l’accusa è di quelle pesanti: abuso di posizione dominante e "favoreggiamento" delle solite Rai e Mediaset. Dopo la denuncia di Sky, arriva una maxi-multa da oltre 1,8 milioni di euro per l’Auditel da parte dell’Antitrust (scarica qui il provvedimento completo). Secondo l’Autorità la società, “che detiene una posizione dominante nel mercato della rilevazione degli ascolti televisivi in Italia, ha posto in essere tre abusi in grado di causare un pregiudizio significativo alle dinamiche competitive dei mercati della raccolta pubblicitaria, dell’offerta dei servizi televisivi a pagamento e dell’offerta all’ingrosso di canali televisivi, avvantaggiando i suoi principali azionisti, Rai e Mediaset”.

In particolare Auditel, sempre secondo l’Antitrust, ha: 1) ingiustificatamente ostacolato, a partire dalla seconda metà del 2009 e fino al mese di ottobre 2010, la pubblicazione giornaliera dei dati di ascolto televisivi relativi a ciascun canale, distinti per ciascuna piattaforma di trasmissione (analogica, digitale, satellitare e tv via internet); 2) ostacolato, dalla seconda metà del 2008 e fino al mese di gennaio 2010, la pubblicazione giornaliera dei dati relativi alla voce “Altre digitali terrestri”: 3) erroneamente attribuito i dati di ascolto rilevati nel panel, nella fase della loro elaborazione, anche alla popolazione non dotata di apparecchi televisivi. La condotta dell’Auditel ha avuto quindi un duplice effetto: da un lato ha limitato ”fortemente” le possibilità di crescita delle emittenti tv che "intendevano attuare strategie di erosione degli ascolti delle emittenti generaliste, anche diversificando le scelte di programmazione in funzione dei diversi comportamenti televisivi degli spettatori". E dall’altro ha "protetto i canali delle principali emittenti generaliste dagli effetti negativi che sarebbero loro derivati dalla diffusione di informazioni sui dati di audience dei canali, che si stavano significativamente riducendo.

L'altra partita giocata oggi, 14 dicembre 2011, dall'Antitrust è quella delle antenne di Dmt. Via libera sempre dall'Agcm all'acquisizione del controllo di Dmt da parte di Elettronica Industriale (Mediaset) subordinandola a "incisive misure idonee a sterilizzarne gli effetti anticoncorrenziali". In particolare il Biscione di Cologno Monzese dovrà garantire l'accesso a tutti i richiedenti "a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie". Dmt sarà anche soggetta a vincoli sugli investimenti, come spiega l'Antitrust, e non potrà aumentare i prezzi attualmente applicati e dovrà fornire accesso a chiunque ne farà domanda alle stesse condizioni praticate alla società controllante. Se Dmt dovesse sgarrare, sono previste multe tra l'1 e il 10% del fatturato.

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Categorie: Televisione

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2 dicembre 2011 - 8:43

Poste prepara lo sbarco nella telefonia fissa: voce e Adsl

Dopo i cellulari, le Poste puntano sulla telefonia fissa con un'offerta voce e internet Adsl che potrebbe partire già nel primo trimestre del 2012. La notizia non è ancora ufficiale, ma secondo quanto mi risulta la messa a punto del piano sta andando avanti. Il gruppo guidato da Massimo Sarmi ha infatti bandito una gara pubblica da quasi 160 milioni di euro (valore base) per scegliere il partner tecnologico che fornirà la connettività, in particolare tutto il backbone in fibra. Il bando, che si è già chiuso e che potete scaricare qui, punta a recuperare sul mercato la fornitura di “servizi di fonia tradizionale fissa, Voip e trasmissione dati”. Piccola rilfessione: sicuramente ci vuole un bel coraggio per scendere nel campo della vecchia cornetta di casa, un settore con margini in continua erosione in tutto il mondo. Ma forse, per Poste, è il completamento di un'offerta. Del resto sono uno dei pochissimi operatori mobili virtuali che il mercato non ha schiacciato (hanno circa 2 milioni di sim attive). Certo non potranno puntare solo sul prezzo, ma su “bundle” di servizi. Vedremo.

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Categorie: News Tlc

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30 novembre 2011 - 17:32

Televisione, Sky lascia il beauty contest

Un fulmine a ciel sereno. Con una decisione “incondizionata e con effetto immediato” Sky ha deciso di ritirare la propria domanda di partecipazione al beauty contest, il “concorso di bellezza” con il quale il ministero dello Sviluppo assegnerà nuove frequenze televisive gratuite per il digitale terrestre. Una decisione non da poco, se si pensa che Sky è un operatore satellitare e che la possiblità di entrare con decisione nel digitale terrestre era stata un’opzione per la quale, anche in sede europea, aveva combattuto molto. Il gruppo guidato da Rupert Murdoch ha partecipato al beauty contest, avviato dal precedente Governo, sulla base di una specifica autorizzazione ricevuta nel luglio 2010 dalla Commissione Europea.

“La lunghezza dei tempi, ad oggi ancora indeterminati, che hanno caratterizzato lo svolgimento di questa gara – spiega Sky in una nota – e che impatteranno inevitabilmente sull’assegnazione delle frequenze, sono però diventati del tutto incompatibili con l’esigenza di pianificare con certezza gli investimenti che sarebbero necessari nel caso di un’ipotetica assegnazione”. Questa indeterminatezza dei tempi, sempre secondo Sky, si sarebbe accompagnata a un bando “che contiene elementi discutibili, legati all’adozione di un disciplinare di gara con regole che oggettivamente favoriscono operatori già attivi sul mercato (quindi Rai e Mediaset, ndr). Va ricordato che proprio tali regole hanno portato alcuni partecipanti alla gara, tra cui la stessa Sky, a presentare ricorsi all‘autorità competente, ricorsi che potrebbero moltiplicarsi una volta annunciate le assegnazioni delle frequenze”.

“Ci auguriamo che questa nostra decisione, per quanto difficile e onerosa, possa dare un serio contributo ad avviare un dibattito aperto e costruttivo sul futuro della televisione nel nostro Paese – ha detto Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia  - un futuro che in Italia, come in tutto il mondo, vede lo sviluppo e l’affermarsi di nuovi modelli di business basati anche su forme e tecnologie diverse dal digitale terrestre, basta pensare al successo che in altri mercati stanno avendo  operatori che distribuiscono i loro programmi via Dsl e fibra”. Sky guarda quindi più a internet che al digitale terrestre?

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29 novembre 2011 - 16:39

Telecom Italia e Wind? Hanno i margini più ricchi d'Europa

Moody’s boccia le telco europee. Con un report che sta facendo il giro del mondo (scaricalo qui), l’agenzia internazionale ha modificato il suo outlook, le previsioni sul settore, da “stabile” a “negativo”, con un andamento dei ricavi per le singole società, nei prossimi dodici mesi, che varia dal -5 al +2 per cento. Le motivazioni sono principalmente due: la crisi nera che sta rallentando i consumi e le pressioni competitive e regolatorie legate, per esempio, al taglio delle tariffe di terminazione che per gli operatori mobili sono una bella fonte di ricavi e invece per i fissi un costo puro. Franco Bernabè ha appena detto che per il settore s’imporrà un taglio della forza lavoro però, come si vede dalla tabella 2 a pagina 4 del report, in tutta l’Europa le società che si stima chiuderanno il 2011 con l’ebitda margin più ricco sono proprio italiane: Wind (oltre il 50%) e Telecom Italia (circa il 45%) , quando la media di settore è del 36%. Dovremmo poi contare anche Vodafone che, se a livello europeo ha un ebitda margin del 36% circa, in Italia sale al 47 per cento.

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25 novembre 2011 - 8:47

Dentro il SuperNap di Las Vegas, la fattoria di server più grande del mondo

Supernap Gallery 2011 - 23

 

Poco fuori Las Vegas c'è una località fantasma che fa sbagliare strada anche al migliore tassista. E' il SuperNap, uno dei più grossi data center al mondo, la “fattoria” dei server che incarna l'anima fisica, anzi il cuore, di internet, costruita sulla rete in fibra della Enron, rilevata dopo il clamoroso crac. Qui aziende come Apple, NewsCorp, eBay, Microsoft e persino Google stipano parte dei loro contenuti e dei loro segreti digitali. Qui risiedono, con i dati personali degli utenti, pezzetti sparsi di vita, dai magazzini virtuali nei quali archiviamo le nostre mail ai video, fino alla musica. Il SuperNap è spazio ed energia perché l'azienda che l'ha messo in piedi, la Switch, affitta alle società gli “armadi” (i racks) nei quali collocare i propri server, ma dà ovviamente anche connettività e potenza. Se fossimo in Matrix, Morpheus la chiamerebbe “struttura”.

Entro al SuperNap scortato da un paio di persone. Lo ammetto: mi sento Neo che ingoia la pillola rossa e s'inoltra nella tana del bianconiglio. Ci sono pure gli uomini in nero (sono vestiti così gli impiegati del SuperNap), ma il mio Mister Smith ha il volto affabile di un ragazzone alto e snello. La prigione m'inghiotte e lascio il passaporto all'ennesimo finto poliziotto. Guadagno il primo corridoio, poi una stanza riunioni e infine la vera fattoria: sono in ritardo e ci sono dei colleghi italiani che mi aspettano. Dietro di noi posa un bodyguard che recita la parte di Robocop, ma ogni tanto, con la coda dell'occhio, lo scopro intento a messaggiare con la fidanzata e la situazione mi fa molto ridere. Solo alla fine scoprirò che la sua pistola è un falso storico: si tratta di un taser, l'arma che ti “elettrizza” ma non ti ammazza. Lo avessi saputo prima. 

Il recinto dei data center occupa 38mila metri quadri, come sei campi da calcio, e ci lavorano 120 persone. L'elettricità, particolarmente a buon mercato nello stato del Nevada, viene fornita da tre provider, la giusta diversificazione per pararsi il curriculum se mai dovessero spegnersi tutti i 500 megawatt di potenza che danno la vita alla fattoria (ma ci sono anche 50 generatori diesel da 2,8 megawatt pronti a entrare in funzione nei casi più disperati). File ordinate di server mi si parano davanti e in mezzo c'è sempre qualche omino che magheggia con cavetteria varia. Ufficialmente non mi dicono quanti sono, questi server, ma da una stima che estorco possiamo parlare di quasi 200mila unità per un totale di – tenetevi forte – 250 petabyte. Fattore clima: uno dei problemi più importanti da queste parti è la refrigerazione delle macchine e il frigorifero della situazione – in realtà non l'unico – è una stanza nella quale buffano sedici super ventole con un diametro di almeno mezzo metro, che creano un vortice d'aria poi incanalato in una ragnatela di tubi. L'ambiente è da sala operatoria visto che polvere e sporco sono i maggior nemici degli “armadi” digitali e dei suo derivati. Ma è già l'ora d'andar via. L'uomo in nero mi porta all'uscita e prima di andarmene giro la testa verso i silenziosi totem che contengono la mia come le vite degli altri. E dico a Morpheus di (non) spegnere la luce.

Supernap Gallery 2011 - 08

Supernap Gallery 2011 - 18

Supernap Gallery 2011 - 12

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24 novembre 2011 - 9:23

Bessada potrebbe lasciare Wind: la lettera riservata del numero uno di Vimpelcom

L'amministratore delegato di Wind, il supermanager egiziano Ossama Bessada, potrebbe lasciare la guida del terzo operatore italiano di telefonia mobile. Il condizionale è d'obbligo, ma a rivelare l'intenzione di Bessada “di tornare in Egitto” non sono i soliti rumors ma una lettera, classificata come “riservata”, che questo blog è in grado di pubblicare (scarica qui il documento). Una lettera che porta una firma eccellente, spedita ai top manger della società dal numero uno mondiale di Vimpelcom, Jo Lunder, in occasione della pubblicazione dei dati del terzo trimestre dell'anno. Come è noto i russi di Vimpelcom sono i nuovi azionisti di riferimento di Wind dopo la parziale fuoriuscita di Naguib Sawiris, ufficializzata in marzo. Tutto questo mentre lo stesso Bessada sta accelerando sulla cessione dei 1.600 tecnici dei network, come anticipato dal Sole 24 Ore dell'8 ottobre, con un via libera che potrebbe arrivare nei primi mesi del 2012. In lizza per l'acquisto del ramo d'azienda sarebbero rimaste Huawei ed Ericsson. Tutti i dettagli sul Sole 24 Ore in edicola oggi, 24 novembre 2011.

AGGIORNAMENTO. Ricevo e pubblico quanto mi ha scritto il numero uno di Vimpelcom, Jo Lunder, per smentire questo documento e pubblico qui quello che per l'azienda è la versione ufficiale. Per quanto mi riguarda ribadisco la bontà della lettera pubblicata. Ecco la posizione di Lunder: "Voglio smentire i rumors riportati da un documento falsificato, delle presunte dimissioni di Ossama Bessada, Group Executive Vice President, Responsabile della BU Europa e Nord America di VimpelCom Ltd. Ossama e io abbiamo un impegno reciproco e sono molto soddisfatto della costante capacità di Wind di sovraperformare sul mercato italiano".

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22 novembre 2011 - 15:54

Fastweb rileva l'11% di Metroweb: è il terzo azionista dopo Gamberale e A2a

Corsi e ricorsi della storia: Fastweb entrerà con una quota dell'11,1% nella Metroweb di Vito Gamberale, la società della fibra ottica che aveva fondato insieme con Aem nel 1999. Uno shopping realizzato attraverso Swisscom Italia Srl, che controlla appunto Fastweb Spa. Facile da capire il senso industriale dell'operazione: unire le forze nel settore della fibra ottica per portare la banda ultralarga (almeno) nelle grandi città, a partire dalla già cablatissimo Milano. A livello azionario la nuova compagine societaria di Metroweb sarà così composta: Fastweb (11,1%), che diventa così il terzo grande azionista, F2i Reti (61,4%), A2a (25,7%) e infine i manager di Metroweb (1,7%). Il mese scorso Gamberale era uscito allo scoperto sull'impegno del fondo F2i nello sviluppo in Italia delle reti internet di nuova generazione, la famosa Ngn (Next generation network). Un modello, quello di Metroweb, "da esportare anche in altre zone d'Italia”, come aveva dichiarato l'ingegnere nella mia intervista del 12 ottobre sul Sole 24 Ore. Metroweb, che possiede una rete metropolitana di 7mila chilometri di cavi, ha chiuso il 2010 con 51 milioni di ricavi e un ebitda di 40,6 milioni, con un utile netto di 12,6 milioni.

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