Rivela di aver ricevuto “centinaia di email di offesa e minaccia” sul suo profilo di Facebook. Ma di non essersi intimidito perché “ho solo fatto il mio dovere di giudice”. Oscar Magi, il magistrato finito sotto accusa del popolo di internet per la sua sentenza di condanna nei confronti di tre manager di Google Italy in relazione al caso del video del ragazzo disabile torinese, ha rilasciato questa intervista in esclusiva per i “Bastioni di Orione”, il nuovo blog del Sole 24 Ore.com. La sentenza con le motivazioni (7 Mb)
Dottor Magi, anche dopo le sue “motivazioni” Google sostiene che questa sentenza potrà stravolgere il volto della rete. Cosa ne pensa?
Per mia natura non sono abituato a polemizzare con gli imputati, che hanno sempre il diritto di protestare nei confronti di una sentenza che non ritengono giusta. Da un punto di vista più generale, però, mi sembra francamente strano: o non hanno letto bene la sentenza o ho scritto qualche cosa che io stesso non riesco a misurare, come portata. Io continuo a pensare che la mia sia una sentenza assolutamente favorevole al mondo di internet in generale e a Google in particolare. Mi sembra di non aver assolutamente modificato nessun canone fondamentale della rete.
Lei ha anche un profilo su Facebook e io stesso, in prima battuta, l’ho contatta in questa maniera del tutto informale. Ma efficace.
Sul mio profilo di Facebook mi sono arrivate centinaia di lettere offensive di protesta e soprattutto di minaccia. Su alcune ho dovuto addirittura chiedere l’intervento dei gestori della piattaforma, segnalando l’esistenza di persone minacciose. Ad alcune, a quelle che mi sembravano più argomentative, ho anche provato a rispondere.
Lettere dall’Italia o dall’estero?
Soprattutto dall’estero, da dove mi sono arrivate critiche molto violente. Però le minacce vere sono arrivate soprattutto dall’Italia e invece una serie di email, diciamo così, di approvazione del mio operato sono giunte dalla Spagna.
Tra le critiche più dure che le sono state mosse c’è il fatto che i tre dirigenti di Google sono stati condannati a sei mesi di carcere. Queste persone non hanno girato il video e non l’hanno caricato sulla piattaforma.
E’ la legge sulla privacy che prevede delle pene non banali che vanno da un minimo di un anno di reclusione in su. Quindi va considerato che io ho dato loro il minimo dei minimi. Meno di sei mesi non gli potevo dare. Non c’erano alternative. Forse in Italia queste norme sulla privacy puntano troppo sul meccanismo della pena intesa come carcere e poco su pene alternative. Ma ripeto: questo non dipende dai giudici.
Nel caso Google il fine di lucro è stato accertato. Quel video, anche in maniera indiretta – e questo è stato il fulcro della sua sentenza – avrebbe potuto produrre un qualche ritorno economico. Eppure in un’intervista rilasciata a me sul Sole 24 Ore del 26 marzo scorso, il country manager di Google Italy, Stefano Maruzzi, ha sostenuto quanto segue: “Il modello di business di Google Video era molto diverso da quello di YouTube. Sulla vecchia piattaforma non c'era monetizzazione, non c'era pubblicità e neppure quella che si chiama universal search, quindi nessuna integrazione di testo e filmati nelle normali ricerche perché le indicizzazioni erano separate. Questo significa che nel 2006 non c'era modo di guadagnare dai video”. Lei cosa risponde?
Una linea di difesa non convincente, che nel processo è stata contrastata dai pubblici ministeri con indagini molto accurate. Tenga conto, poi, che il processo è stato fatto con rito abbreviato. Il che vuol dire che sono entrate nel dibattimento tutte le indagini preliminari senza nessun filtro. Ma a mio parere, parere censurabile e appellabile, queste indagini dei pm sono state fatte molto bene, molto accurate e attente, soprattutto per rilevare il meccanismo che portava ad avere delle finalità di lucro attraverso il collegamento commerciale esistente tra Google Italy e Google Inc, sempre attraverso il meccanismo delle inserzioni pubblicitarie. Se comunque ci fosse stata una richiesta di dibattimento con acquisizione delle prove forse avremmo avuto più tempo e possibilità anche, attraverso il contraddittorio, di trovare delle alternative.
La legge italiana sulla privacy esiste da molti anni…
Certo, dal 1996 e nel 2003 ha avuto una modifica confermativa. E non si può pensare che una legge che esiste da quattordici anni sia poco conosciuta.
Eppure il concetto di trattamento dei dati è molto complesso e spesso i server che li “custodiscono” sono all’estero.
Sì però il trattamento dei dati non è solo il loro immagazzinamento ma anche la loro diffusione, la loro indicizzazione, il collegamento pubblicitario che se ne fa. Come in questo caso.
Lei crede che queste motivazioni convinceranno l’opinione pubblica americana, che l’ha messa sotto attacco?
Guardi, non mi sono posto questo problema. Va però ricordato a tutti che questa è una sentenza per metà di condanna e per metà di proscioglimento e un domani i pubblici ministeri potrebbero addirittura appellarla per quanto riguarda il proscioglimento, per esempio, su tutto il tema della diffamazione. Ho solo fatto il mio dovere di giudice.
Alla fine mi può dire qual è la sua idea di internet?
Internet è uno strumento di libertà e di comunicazione prezioso, direi addirittura indispensabile. Una conquista molto bella a cui oggi non bisogna rinunciare. Questo però non vuol dire che non debba essere vissuta attraverso il confronto con le regole. Non esiste un paradiso del web, una zona franca dove tutti possono fare quello che vogliono. Non è così che funziona, per il rispetto che abbiamo di noi stessi e della libertà altrui.
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Adriano 14/apr/2010 16:14:27
Damiano 14/apr/2010 17:59:50
AMC 14/apr/2010 19:38:24
carlo 14/apr/2010 20:26:29
Michele 14/apr/2010 23:25:38
alanvilbren 15/apr/2010 05:47:06
andrea vanzetto 15/apr/2010 08:30:36
charlie 15/apr/2010 09:20:04
Giovanni 15/apr/2010 12:19:58
Marco. 15/apr/2010 12:31:47
Antonio 15/apr/2010 13:54:20
andrea vanzetto 15/apr/2010 15:34:07
AMC 15/apr/2010 19:37:54
Giorgio 16/apr/2010 06:06:13
AMC 16/apr/2010 08:41:45
Giorgio 16/apr/2010 09:50:52
rüvioon 16/apr/2010 11:39:13
AMC 18/apr/2010 18:39:03
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