“Per noi la rete, la nostra rete, è un fatto di vita o di morte, è l'essenza del nostro essere sul mercato e vogliamo continuare a mantenerne il presidio senza arroganza”. L'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, in questa intervista al Sole 24 Ore, esce allo scoperto sul progetto di un network “alternativo” di nuova generazione messo in pista da Vodafone, Wind e Fastweb, rispedendo al mittente le loro avances. Il top manager di Vipiteno, nell'audizione di ieri nella sede napoletana dell'Agcom, ha messo fine all'idea di una rete Ngn “condivisa” tra Telecom e i concorrenti, presentando un proprio piano, “l'unico certo per il futuro delle telecomunicazioni in Italia”, che prevede da qui al 2018 la copertura in banda ultralarga di metà della popolazione.
Sul fronte istituzionale c'è poi stata la reazione dell'Autorità: «Abbiamo registrato un passo in avanti – è stato il commento del presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò – ma noi miriamo al sistema paese e quindi i programmi aziendali, sia pur apprezzabili, vanno inquadrati in questa visione».
Dottor Bernabè, quindi avanti per la vostra strada e niente Ngn assieme agli altri.
Il piano di Telecom Italia è l'unica cosa certa per il futuro delle telecomunicazioni del paese. Alla fine tutti usano la nostra rete in unbundling. E quando dico che andiamo avanti per la nostra strada non c'è arroganza ma la consapevolezza della responsabilità del nostro ruolo. Non ci possiamo fermare in attesa che ci siano altre idee, altri piani.
Quali sono le linee guida della rete ultraveloce di Telecom Italia?
Puntiamo entro il 2018 a fornire la banda ultralarga al 50% della popolazione con 138 città cablate a una velocità da 100 megabit fino a 1 gigabit. Entrando nel dettaglio, il piano prevede una prima fase nella quale cableremo 4 città già entro quest'anno, che diventeranno nove nel 2011 e tredici nel 2012. Successivamente inizieremo la copertura di altre 51 città entro il 2015, con soluzioni di collegamento in fibra ottica fino ai così detti “armadi” (fiber to the cabinet), per poi portare direttamente la fibra nelle case (fiber to the home) al raggiungimento di certe soglie di penetrazione. Il piano sarà infine completato con altre 74 città entro il 2018, per un totale di 138 centri abitati. C'è poi anche il progetto speciale per le zone industriali, che avremo cablato in fibra molto prima, probabilmente già entro il 2015.
Quanto vi costerà questo progetto?
Al 2018 non abbiamo fatto stime perché la tecnologia prevede costi decrescenti. Inoltre uno dei punti che abbiamo spiegato all'autorità è che non possiamo distinguere, nello sviluppo della rete, gli investimenti in fibra da quelli in rame perché sono integrati. Quello che posso dire è che al 2012 faremo in totale investimenti sullo sviluppo e la qualità della rete di accesso pari a 7 miliardi di euro: significa che stiamo investendo il 16% dei ricavi contro una media degli operatori europei del 10,5 per cento. Parlando invece dei prossimi tre anni, solo nell'accesso al rame e alla fibra investiremo quasi tre miliardi di euro.
Che fine farà la rete in rame?
Durerà ancora per tantissimi anni perché rame e fibra conviveranno. Consideri che ci sono migliaia di comuni nelle aree a fallimento di mercato che saranno raggiunti dalla fibra solo attraverso l'intervento pubblico. Viceversa, si provvederà allo switch off del rame nelle città più ricche. Quello che voglio dire è che il rame lo vedremo ancora per decenni e decenni ed è per questo che è fondamentale investirci. Pensi che solo nei prossimi due anni e mezzo prevediamo di collegare 630mila nuove unità immobiliari, proprio in rame.
Mi scusi: ma non sarebbe meglio investire in fibra?
Abbiamo impiegato oltre cinquant'anni a costruire la rete attuale, fatta di 540mila chilometri e con i doppini lunghi 107 milioni di chilometri. La verità è che per sostituire il rame in tutto il paese ci vorranno altri 50 anni. Il rame, poi, è tutt'altro che vecchio perché viene continuamente aggiornato.
In alcune città siete già pronti per la commercializzazione dei 100 megabit?
Sì, abbiamo chiesto all'Agcom di partire con la commercializzazione della fibra ottica su Roma e Milano. Ora aspettiamo solo la risposta dell'Autorità.
Dica la verità, non vi ha mai sfiorato la tentazione di aggregarvi al progetto dei concorrenti?
L'architettura della nostra rete è per noi una questione di vita o di morte, è l'essenza stessa del nostro essere sul mercato e vogliamo continuare a mantenerne il presidio integrale. Quindi il problema di farne un'altra, di rete, con altri player, non si pone nemmeno e lo dico senza arroganza. Diverso è il discorso della condivisione delle infrastrutture passive. Già oggi ne condividiamo moltissime e lo faremo ancora di più nel futuro. Tornando invece al progetto degli operatori alternativi c'è poi anche un obiezione di tipo tecnico.
Quale?
Il loro progetto prevede un'architettura punto-punto, quindi un cavo di fibra per ogni utente, che ci vede assolutamente contrari perché comporta rispetto all'architettura Gpon, dove la fibra arriva fino al palazzo e poi viene ripartita, investimenti superiori dal 50 al 100%, costi di gestione più cari dal 20 al 40% e venti volte i consumi energetici. Senza contare, poi, che nel mondo l'86% degli operatori utilizza il Gpon. Tra questi, Telefonica, France Telecom, Deutsche Telekom e British Telecom.
I vostri concorrenti sostengono che gli aumenti del canone di unbundling, cioè il pedaggio che pagano per utilizzare il vostro ultimo miglio e arrivare nelle case, disincentivino gli investimenti in fibra.
L'aumento dell'unbundling serve per continuare a mantenere efficiente tutta la rete, con rame e fibra che conviveranno ancora per molto, e questo dovrebbe stare a cuore anche dei nostri concorrenti. Senza contare che abbiamo il canone di unbundling tra i più bassi d'Europa.
Il presidente Calabrò è sembrato soddisfatto della vostra posizione, ma fino a un certo punto...
Penso che Calabrò faccia bene a stimolare il massimo livello possibile di attivismo, sul tema della banda ultralarga, ma poi è chiaro che il sistema paese è una responsabilità politica mentre noi rispondiamo come azienda.