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Agcom rilancia sul copyright. Stefano Mannoni: "Contro la pirateria le major hanno ragioni da vendere"

Il linguaggio è colto e battagliero, come spesso gli capita, e di certo non piacerà al popolo della rete, con il quale non si può dire che “leghi”. Il commissario dell'Agcom Stefano Mannoni, ordinario di storia delle costituzioni moderne presso l'Università di Firenze, interviene sui Bastioni di Orione, a un giorno dall'attacco di Anonymous e a un mese da un'altra intervista di “fuoco”, di segno totalmente opposto: quella di Nicola D'Angelo (leggi l'intervista), illustre collega di Mannoni in Autorità, tra i più competenti in materia, che raccontava la sua rimozione dall'incarico di relatore proprio sul testo sul copyright voluta dal presidente Calabrò. 

Professor Mannoni, il testo sul diritto d'autore ha scatenato prese di posizione molto forti e un attacco informatico da parte degli attivisti di Anonymous. Cosa ne pensa? 
Quello sul diritto d’autore è un procedimento amministrativo e non una campagna elettorale per conquistare consensi nella rete.
Il suo collega Nicola D'Angelo è stato rimosso dall'incarico di relatore sul testo del copyright dalla sera alla mattina.
D’Angelo si è risentito, con qualche ragione, per la sostituzione del relatore, perché non è stato informato né da Calabrò, irritato dai suoi distinguo, né dal collega che lo ha sostituito. Si è sentito ferito e discriminato: d’accordo. Ma questo non fa di lui San Tommaso Becket, del Presidente Enrico II e dei commissari favorevoli all’enforcement i sicari nella cattedrale. Immagino che lui stesso, da persona intelligente quale è, non voglia assecondare la ridicola tesi del complotto plutocratico che aleggia su questa decisione da qualche settimana. I commissari hanno tutti lo stesso diritto di parola e di voto, come dimostra il fatto che io stesso, senza essere relatore, mi sono occupato molto dell’argomento sia all’interno delle istituzioni, sia in pubblico. Né è la prima volta che in Consiglio e fuori ce le diamo di santa ragione quando non la pensiamo allo stesso modo: il bello dell’Autorità è proprio il pluralismo.
Ma a lei è mai capitato di essere "rimosso"?
Tante volte mi sono risentito con il Presidente Calabrò quando mi ha sostituito da relatore per incomprensioni o semplice stizza, come capitò a suo tempo sulla separazione funzionale di Telecom Italia. Abbiamo litigato, anche di brutto, ma poi ci siamo chiariti, come conviene tra gentiluomini che si stimano, pur scontrandosi duramente. Ora l’amor proprio ferito di D’Angelo è stato vendicato, urbi et orbi. Direi che è tempo di abbozzarla!
Le sue posizioni non sono molto amate dal popolo della rete...
Ho constatato, con una certa sorpresa, l’ipersensibilità di coloro che sono contrari al provvedimento alla mia franca esposizione di principi e convinzioni. A quanto pare il diritto di critica e, per qualcuno di invettiva, non è paritetico. Io mi devo prendere epiteti e insulti; loro mi impongono il silenzio perché “inappropriato”, come se fossero appropriate solo le esternazioni dei commissari che la pensano come loro. Insomma, per qualcuno voice, per i dissenzienti exit. Mi sa tanto che nella loro agorà i diritti sono per pochi cittadini virtuosi, mentre per chi non aderisce al pensiero unico tocca la sorte dei Meteci e Iloti, i socialmente marginali. Come del resto avveniva ad Atene, non proprio un modello di liberalismo e pluralismo.
Questa me la deve spiegare...
La dialettica tra interessi, visioni, lobbies è il sale della democrazia e la sostanza della regolazione. Non ci sono buoni e cattivi: solo ragioni prevalenti. Nel caso del copyright hanno ragioni da vendere tutti gli operatori dell’industria che si sono stufati di essere lasciati alla mercé di una pirateria dilagante che erode le loro risorse. Lo Stato deve tutelarli con efficacia, perché chi paga le imposte e rispetta la legge ha diritto ad essere salvaguardato. Lo Stato nasce nel 6oo per proteggere la libertà e la proprietà. Siamo all’abc!
Il 6 luglio attuerete la delibera sul copyright oppure la rimetterete in consultazione pubblica?
Circa la consultazione pubblica, questa non è un’opzione ma è una necessità perché l’autorità prima di adottare un regolamento con un articolato lo sottopone sempre a una consultazione della durata di 15 giorni. Quella che si è svolta finora è una consultazione su linee-guida, non su un testo con articoli puntuali. Quindi nessun blitz, ma come sempre rispetto scrupoloso delle procedure.

Commenti

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Ribaltando le parole dell'illustre prof. Mannoni, direi che nel caso del copyright, hanno ragioni da vendere tutti Nel caso del copyright hanno ragioni da vendere tutti i cittadini che si sono stufati di essere lasciati alla mercé di una mafia dilagante, sotto forma di Lobby, che erode le loro risorse con prezzi assurdi per prodotti scadenti.
Forse sarebbe opportuno rivedere le leggi sul copyrhgt alla luce delle nuove tecnologie, invece di rispondere, come sempre, con la violenza e la repressione del dissenso... ma forse l'esimio prof Mannino non conosce l'abc della democrazia.

da quanto leggo le lobbies sarebbero il sale della democrazia. non c'è bisogno di leggere altro

Quando vi renderete conto che le vostre misere "delibere" possono essere impugnate da qualsiasi "studente del primo anno di giurisprudenza" e portate davanti al TAR, dove verrete imbarazzati, forse tutta questa spavalderia lobby-friendly fara' la fine delle altre stupide lotte contro qualcosa che la maggior parte del popolo reputa insensato, come l'attuale regime copyright. Voi siete al NOSTRO servizio, non delle entertainment lobbies. Prima vi rendete conto di questo, meglio sara'.

Hadopi in Francia non serve a niente (i downloaders cifrano e usan cyberlockers, la nonnina che si fa "fregare" il Wifi becca la letterina). COICA e Protect IP in America non serve a niente (non-ICANN domain e ping pong degli IP). La vostra deliberina pro-videotechino non serve a niente (ever heard of proxies?).

E se state solo li a fare i lecchini per l'industria dell'intrattenimento, anche voi servite a poco. Il popolo comanda in una democrazia, non il suo ABC.

la dialettica tra interessi, visioni e lobbies è il sale della democrazia (altri pensano che la democrazia sia il potere dei più e facessimo un sondaggio i più non vogliono questo regolamento). in ogni caso dialettica presuppone ascolto delle idee e degli interessi altrui. La lobby dell'industria dovrebbe dialogare con quella dei cittadini, che dovrebbero essere rappresentati dai parlamentari ma in questo caso sono assistiti solo dalle associazioni di attivisti, che in questo caso sono stati inascoltati. che democrazia è questa???

@El Mannone. Intervento "pesantino" ma di merito, quindi grazie. La firma "El Mannone" la trovo esilarante ed intelligente perché non offensiva. Sono convinto che il commissario non se ne risentirà ma ci farà una risata.

senz'offesa non c'è molto da ridere: l'inapplicbilità o l'inefficacia di una regola sbagliata e pericolosa non la rende meno sbagliata e pericolosa, i principi contano: non si chiudono degli uffici postali se in alcuni di essi qualcuno fa passare lettere a contenuto criminoso, il mezzo deve essere neutro e libero sempre, se non c'è questo c'è la dittatura, anche se la si vuole minimizzare magari con toni da operetta

@Stufo2. Nessun tono d'operetta. Commentavo il post molto pepato e molto di merito (quindi molto interessante) di un lettore. Che dice, posso ancora farlo?

I commenti del dr.Mannoni sono abbastanza imbarazzanti... evidentemente far l'avvocato non aiuta a formarsi un'opinione su questioni che sono eminentemente tecniche (e in parte sociali).

Intanto trovo assai bizzarro (e indice appunto di un totale scollamento con i motivi del contendere) riferirsi a "il popolo della rete" come "ad altri da se". Il mannoni sappia che anche lui puo essere "popolo della rete" se esce dal suo studio legale e compra un pc. E magari un libro sul TCP/IP e Informatica for Dummies (e uno sullo Statuto di Anna :P )

Il digitale E' connaturato alla copia. E' insito nella sua stessa esistenza e funzionamento. E questo e' un primo punto da tenere sempre a mente.
2nd punto: nessuno nega che il copyright abbia una sua digita' di esistenza (seppur venduto sempre per proteggere gli autori ma in realta' sin dalla nascita e' servito per proteggere GLI EDITORI), ma la questione e' che sono 300 anni che questi diritti degli editori si ALLARGANO vessando quelli degli utenti.
Quando decenni fa l'editore poteva ancora fare la differenza e' un conto. Nel digitale dove tutto e' copia, NO.
NON puo esistere che proteggiamo con ferocia cose prodotte 70-100 anni fa. Vanno calati i tempi di protezione a 5 (max 10 anni in alcuni casi).

E tra l'altro ci facciamo scudo di norme repressive relate al copyright per ben altri scopi (= censura). Lo stesso vale per norme sulla cosidetta diffamazione, pedopornografia ecc. Sono state prodotte (o tentate) norme DEMENZIALI ispirandosi a queste idee di 'protezione' da problemi seri. BASTA!

Tutto questo stringere il cappio intorno al collo dei consumatori (non tutti pirati) porta come conseguenza l'aumento di traffico cripato a 128bit ovvero a una marea di informazioni che anche se intercettate sono spazzatura favorendo chi della cifratura ne gode per frodare su ben altri livelli.
Bravi. Continuate così. Quando le major collasseranno e i lobbisti con loro, quel giorno, sarà un gran giorno.
Il mondo del 2011 è molto diverso ma il copyright è rimasto concettualente fermo a tre secoli fa difeso da vecchie mummie che a stento trovano il tasto on sui moderni dispositivi.

Peccato che Mannoni riceva solo certe lobby... come dire.. è pluralista a modo suo... ma del resto è giusto... ha le idee molto chiare, lui.

Ancora una volta un provvedimento destinato a cadere nel vuoto perché scritto da chi non sa nulla di come funziona una rete.

Una persona che poi mi definisce le "lobbies" il "sale della democrazia" mi porta a concludere che:
1) non conosce il greco
2) farebbe bene a mangiar sciapo (così gli scende pure la pressione)

G. Threepwood

Ho scritto diversi libri e anche mio padre ne ha scritti, per cui conosco il problema -- oltre che come utente -- anche come titolare di diritti d'autore ed erede di titolare di diritti d'autore.

In base alla mia esperienza diretta, confermo quanto detto da altri: la legge sul diritto d'autore protegge prima di tutto gli EDITORI e gli autori di BEST SELLER (oltre alla categoria - politicamente molto importante in Italia, degli AUTORI TV, e alcuni operatori dello spettacolo).

Il produttore di contenuti, il giovane artista, lo scrittore esordiente viene tutelato poco o niente, anzi forse pure ostacolato (pensiamo all'assurdità per cui per distribuire contenuti PROPRI fino a poco tempo fa occorreva mettere il bollino SIAE sui propri CD...). Per rendersene conto, basta scorrere l'elenco dei firmatari dell'appello SIAE pubblicato su Repubblica e sul Web.

Che le lobby facessero come tutti i cittadini, denuncia all'autorità giudiziaria per far valere le proprie ragioni e non cercassero scappatoie di dubbia costituzionalità.

Buongiorno la delibera 668/10 è un po' meno drastica di come viene descritta qui. Forse merita un po più di attenzione e di una lettura approfondita. I punti chiave sono la libertà di tutti e la tutela del diritto autore due concetti che ritengo inviolabili.
L'agcom propone di intervenire praticamente sulla violazione in 4 passi
1) segnalazione del diritto violato da parte del detentore del copyright al gestore del sito
2)Segnalazione all'Agcom solo in caso di mancata rimozione
3) Verifica in contraddittorio con le parti effettuata dinnanzi all'Autority
4)provvedimento di ordine, una volta accertata la violazione, l'autority può ordinare la rimozzione del materiale che ha violato la normativa
5) Monitoraggio dell'esecutività e eventuali sanzioni.
Non si parla quindi di oscuramento ma di uno snellimento burocratico che prevede: un avvertimento e un contraddittorio, tutto ciò mi sembra sufficientemente tutelante per la libertà di tutti

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