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Porno-speculatori e dominio xxx: come difendere il proprio marchio su internet

Dal marzo scorso l’Icann, l’organismo internazionale per l’assegnazione dei domini internet, ha approvato l’estensione .xxx dedicata ai siti porno. Si affretti che volesse entrare nel business: entro il 28 ottobre scade la fase di pre-registrazione presso l’Icm Registry e l’Iffor (International foundation for online responsibility), mentre sul fronte opposto un vecchio rischio torna ad aggirarsi per il web, questa volta in chiave “hot”. Si chiama cybersquatting ed è praticato da chi cerca furbescamente di “mettere il cappello” su marchi famosi, attaccandoci la nuova estensione a luci rosse per poi farsi pagare fior di quattrini per il trasferimento dei diritti d'uso. Ecco allora la necessità di tutelarsi, come spiega l’avvocato Laura Orlando, responsabile del dipartimento di proprietà intellettuale di Simmons & Simmons Italia. Tutela di cui hanno probabilmente più bisogno le aziende che lavorano nel settore dei media. Qualche scaltro speculatore potrebbe infatti registrare prima dei diretti interessati i domini Sky.xxx, Mediaset.xxx, Fox.xxx, solo per fare qualche esempio. Vi immaginate, poi, la blasfemia di un Apple.xxx?

“E’ molto importante sapere che nella fase di preregistrazione – spiega Laura Orlando – oltre alle domande da parte degli operatori del sottore pornografico i non operatori possono fare richiesta all’Icm per tutelare il proprio marchio (il così detto opt-out), purché registrato prima di settembre 2011 e il proprio nome a dominio avente diversa estensione (.com, .org, .it ecc.), purché registrato prima del 10 febbraio 2010”. Chiusa la fase di pre-registrazione, l'Icm valuterà le domande e concederà le relative registrazioni con applicazione del principio first come first served, quindi chi non avrà presentato la domanda di opt-out, “per proteggere il proprio diritto di marchio/nome a dominio potrà solo ricorrere a strumenti di tutela successivi che sono certamente più onerosi e complessi, come ad esempio la procedura di opposizione”, spiega il legale di Simmons & Simmons. La domanda di blocco all’Icm può essere presentata solo fino al 28 ottobre solo da soggetti intermediari (registrar). "E’ previsto il pagamento di una somma una tantum - continua la Orlando - senza corresponsione di un canone annuale. Il nome a dominio bloccato rimarrà tale per almeno dieci anni, in quanto di tale durata è l'accordo siglato dall'Icann con l'Iffor per la gestione di quest’ultimo del registro dei nomi a dominio .xxx".

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