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Caro presidente Napolitano, internet non è un "abbaglio"

Io credo che questa volta il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia sbagliato. E così è finita che per lanciare uno scappellotto politico – nello specifico ai grillini e al loro movimento internettaro – abbia involontariamente colpito uno strumento “neutrale” come il web. Uno strumento in Italia ampiamente sottoutilizzato, infrastruttura cardine di un’economia nascente, come quella del digitale, che avrebbe bisogno di sponsor e non di detrattori, di pragmatismo e non di moralismo. Nella sua lectio all’università di Bologna, che gli ha conferito la laurea honoris causa in relazioni internazionali, il capo dello Stato ha infatti detto, tra le altre cose: «Non si prenda l'abbaglio di ritenere che, di fronte alla crisi dei partiti, la soluzione sia offerta dal miracolo delle nuove tecnologie informatiche, dall'avvento della Rete, che fornisce in maniera fino a ieri imprevedibile accessi preziosi, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico, di dare stimoli all'aggregazione e consentire la manifestazione di consensi e dissensi. Ma anche altri canali da tempo consolidati, come quelli associativi, pur esercitando sulla politica una non trascurabile influenza, non sono apparsi mai sostitutivi dei partiti». In un Paese normale la retorica e la difesa ad oltranza del web, pur inteso come leva di sviluppo e come catalizzare di posti di lavoro, sarebbe ridicola. Me ne rendo conto. Ma non Italia dove in molti ambienti e in molti tavoli quando parli di internet ti vedono ancora come uno “smanettone” un po’ sfigato, qui no, qui internet va difeso come un Panda, incentivato come forse mai questo vecchio Paese saprà fare. Perché tutte le “agende” del mondo non basteranno a cambiare la testa di chi utilizza Twitter come un parrucchino, per sembrare più giovane, e non come una Ferrari, per andare più veloce.

Commenti

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ciao Daniele, ti ringrazio per darci sempre degli spaccati di attualità che convergono spesso nel tema del progresso. La rete è parte integrante di questa onda di futuro che tutti stiamo aspettando per cavalcarla sui nostri surf tecnologici. E tutto questo non è un "abbaglio". Capisco però che, in un contesto più ampio, il messaggio del Presidente fosse quello di richiamare i polotici a fare il proprio mestiere lavorando sui contenuti e non sul "mezzo", come in molti invece si ritrovano a fare oggi. Ma su Internet c'è molta più trasparenza ed equilibrio rispetto alla realtà politica: il giudizio del popolo della rete arriva, sempre, e comunque, e può far progredire l'Italia. Ma le istituzioni devono sostenere questo progresso. E voi giornalisti, con le vostre riflessioni ci aiutate a comprendere che nell'era del virtuale sono sempre di più le idee concrete che possono migliorare, passo dopo passo, il nostro Paese.

MA QUALI RIFORME?
Il Presidente della Repubblica , contestato a Bologna da giovani universitari e, appartenenti ai Centri sociali, ha chiesto a gran voce che il sistema politico si faccia carico di riforme urgenti non meglio identificate , purchè siano .
Il nostro Paese ( come , peraltro, tutta Europa) , non è stato ,in passato, esentato (sarebbe meglio dire immunizzato), dal pericolo di riforme, anzi ne ha “soppportate” tante, troppe. Prima di invocarle nuovamente sarebbe il caso, forse, di introdurre il divieto (adottato dal diritto processuale penale) di “reformatio in peius”. Dovremmo, cioè, impedire, in via preliminare, che nuove riforme ci conducano verso uno stato di cose peggiore di quello che si vorrebbe riformare come è accaduto nel mondo della scuola e non solo.
Le riforme che si sono susseguite nel tempo per il mondo del lavoro hanno progressivamente deprivato di tutele quei settori che un tempo definivamo “garantiti” e non hanno riconosciuto alcuna protezione ai settori cosiddetti “non garantiti”, oggi completamente precarizzati.
O no?
Gli operai della Finmek, della Indesit, della Siemens, della Italtel, ecc. , garantiti dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, sono stati licenziati, prima del sopraggiungere della crisi, al pari di qualsiasi giovane di un call center, da chi ha fruito dei finanziamenti pubblici per la ristrutturazione aziendale. Ciò dovrebbe illuminarci sulle farisaiche differenze sociologiche introdotte surrettiziamente tra le due figure di dipendenti (vecchi e giovani).
In questi anni la “centralità dei mercati”, nel silenzio assoluto e acquiescente del Ns. Presidente della Repubblica nonché di quegli intellettuali (gli scribi ed i farisei seggono sulla cattedra di Mosè) intenti a difendere unità nazionale, coesione sociale e concertazione), si è imposta la “madre di tutte le riforme” che ha spostato l’imposizione del diritto reale di “dominium” ovvero di proprietà, da un bene ( la merce lavoro) ad una persona in carne ed ossa (il lavoratore) considerata ormai parte del patrimonio del suo padrone. E’ successo nel mondo industriale quello che si verificava da un pezzo nell’ambito della prostituzione e dell’agricoltura.
Oggi si vorrebbe fare un ulteriore passo avanti sulla strada della “filosofia della miseria”. Per favorire il cosiddetto “bene nazionale” (. . ?) , si avverte il bisogno di assicurare ( a costo di introdurre ulteriori forme di schiavismo), la ripresa di un sistema basato sulla ricchezza dei pochi, anzi dei pochissimi, che ha come contraltare la povertà di tutti gli altri.
Il modello che l’Europa deve perseguire, secondo la finanza internazionale, è quello cinese della “vita delle persone messa completamente al servizio del lavoro”. E’ solo così che il nostro mondo può evitare il destino cui sembra avviato di “mercato secondario” rispetto a quello latino/asiatico. Formulare queste riflessioni significa fare ribellismo senza fornire alternative?
Quante proposte sono state fatte dall’Irlanda, dagli indignados, da settori dei nostri economisti , anch’essi professori, ma evidentemente di serie ”B” agli occhi del Presidente, da occupy wall street?
Il Presidente della Repubblica, però, quando invoca riforme sembra guardare solo a quelle riservate ai nostri Paesi da Goldman Sachs e Deutsche Bank.
Allora come un disco rotto ripete che occorrono “sacrifici” di tutti ( ignorando che alcuni non hanno più niente da sacrificare) , che urge una maggiore “sobrietà” negli stili di vita ( per chi ha già eliminato il pranzo è difficile fare a meno anche della cena). Dixi et salvavi animam meam.
Siamo alla “miseria della filosofia”.
“Ciò che ha minato il futuro dei giovani non è stato solo il governo Berlusconi/Gelmini, ma un pensiero economico bipartisan che non ha mai saputo né voluto mettere vincoli o imporre regole a una gestione del sistema finanziario dove nulla ormai assomiglia a un mercato ma tutto assomiglia a un gioco d’azzardo con i soldi dei lavoratori e della middle class che vive del proprio lavoro. Un sistema che è stato capace di creare ricchezza fittizia e di distruggere ricchezza reale in misura mai vista nella storia recente, che premiava i manager che gestivano le imprese non per farle crescere ma per farle dimagrire, aumentandone il valore di borsa a furia di licenziamenti del personale, per rivenderle e intascare fior di premi e plusvalenze. Un sistema che in nome dell’efficienza e della competitività distruggeva soprattutto le competenze, il capitale umano (quando si licenzia per diminuire l’incidenza dei salari si comincia dalle posizioni meglio retribuite, cioè dagli impiegati e tecnici più anziani e con maggiore esperienza). Un sistema che ha riprodotto nella società le abissali differenze di reddito esistenti nelle grandi aziende (manifatturiere o di servizi che siano) e che quindi ha ridotto l’Italia in un paese con i maggiori squilibri tra la parte più ricca e quella meno ricca della popolazione, come ben testimonia l’indagine Bankitalia sulle famiglie italiane. Un sistema che ha consentito “a chi lavorava nella finanza di guadagnare già nel 2000 il 60 per cento in più rispetto agli altri settori” .
Quel che è avvenuto in questi mesi non è mai accaduto nell’ultimo secolo e cioè che istituzioni e persone le quali hanno prodotto danni incalcolabili invece di essere punite ed i loro beni sequestrati, sono state salvate senza che lo stato, che ha fornito i mezzi per salvarle, assumesse il controllo di queste istituzioni. Un regalo di enormi proporzioni agli avventurieri, ai ladri, una terribile lezione morale per le nuove generazioni. (Sergio Bologna)
C’è stato qualcuno che ci ha chiamato in piazza per opporci a questa vergogna?

Gerardo D’Amore 31/01/2012


ciao! ve ne intendete pure di tv? vorrei sapere cosa ne
pensate di Sky, ne parlano tutti bene e ultimamente so che hanno messo un sacco di canali in HD, alcuni nuovi e credo una decina o più passati da normali ad alta definizione. tutti parlano di alta qualità, convenienza nell'offerta e tante valide programmazioni e la cosa sembra decisamente allettante, rispetto a quello che offre il mercato tecnologico e televisivo...
sono molto tentata, ditemi qualcosa di più, grazie :)

Vecchi al governo e alla presidenza. Salvo rari illuminati, comporta il mantenimento dello status quo e vcchie nostalgie. Cura drastica. Via il diritto di voto alla camera dei deputati a chi ha deciso di percepire la pensione. A prescindere dall'età. Chi ha deciso di uscire dal sistema produttivo se ne stia anche fuori di parte del sistema legislativo. Non si può pensare che un parlamento eletto da mantenuti possa essere poi tanto diverso.

@Marilena. Beh, cara Marilena, sembra che tu un'opinione te la sia già fatta in merito a Sky... ;-) Si tratta sicuramente di una piattaforma valida da prendere in considerazione, soprattutto se ami l'alta definizione. L'alternativa, come sai, è Mediaset Premium, che punta un po' di più sul prezzo low-cost.

@marilena a pensar male sembra viral marketing

Dai Marilena, ti abbiamo sgamato tutti... :-)

@lepido a pensar bene il tuo blog deve attirare tanti utenti per destare gli interessi dei viralmarketer

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