19 aprile 2012 - 1:29
Fastweb e il "giallo" della cessione a Visiant
Nella cessione dei 600 addetti da Fastweb a Visiant Contact si apre una crepa tutta da chiarire. Se per i 120 lavoratori che passeranno a Huawei non servono, almeno in teoria, rassicurazioni sulla solidità del gruppo – parliamo di una multinazionale da 32 miliardi di dollari – qualche domanda è forse lecito porsela sul gruppo Visiant. Ieri sono venuto a conoscenza del fatto che la società che controlla al 100% Visiant Contact, una holding finanziaria ribattezzata Visiant Spa, è in amministrazione giudiziaria. Significa, stando alla definizione classica, che è in corso sull'azienda “una procedura giudiziale atta a garantire la continuità del ciclo produttivo a seguito di un procedimento penale”. Nello specifico l'amministratore giudiziario della Visiant Spa è il dott. Italo Bruno Vergallo, che ho cercato in tutti i modi di contattare, anche per l'articolo uscito oggi sul Sole 24 Ore di carta. Ma la sua risposta via mail è stata: “Non mi è possibile rilasciare dichiarazioni in relazione alla delicatezza della questione”. Quindi c'è una questione “delicata”. Le prove che la società sia in amministrazione giudiziaria sono anche su internet (clicca qui). Nel sito della Gazzetta Ufficiale c'è infatti traccia di una recentissima convocazione d'assemblea il cui ordine del giorno riguarda, tra le altre cose, addirittura l'eventuale nomina del liquidatore dell'azienda e del conferimento dei poteri. Nomina che in realtà non è avvenuta perché l'amministratore non ne ha rilevato la necessità. Ma cosa è successo alla Visiant Spa, società che controlla quella Visiant Contact nella quale finiranno i 600 lavoratori ex Fastweb?
Ho cercato di ricostruirlo. La capogruppo è controllata per oltre il 70% dalla famiglia Marini, mentre la quota rimanente fa capo a soci di minoranza. L'azienda ha ricapitalizzato l'anno scorso per 2 milioni e mezzo di euro e sempre nei mesi scorsi ha ceduto un suo asset importante, la Visiant Galyleo, che si occupava di informatica, agli spagnoli della Indra, un maxi-gruppo quotato in Borsa da 2,5 miliardi di fatturato (dati 2010). A quanto ho appreso azionisti di minoranza e maggioranza hanno iniziato “a litigare”, come mi ha riferito una fonte vicina a Visiant. Anche per il prezzo e la tempistica di questa cessione e in merito alla possibilità di incassare altri 8-12 milioni grazie a una clausola di earn-out (tecnicamente l'earn-out è una condizione grazie alla quale, nei contratti di acquisizione, il pagamento di una parte del prezzo è subordinato a un certo risultato economico della società acquisita). Da qui l'instabilità tra i soci, le accuse e quindi il Tribunale. Inoltre è stata ceduta un'altra società, la Visiant Arcares.
L'unica persona che mi ha parlato, mettendoci la faccia, è stato l'amministratore delegato della Visiant Contact, Luca D'Ambrosio, che mi ha assicurato: “Noi siamo un'azienda in forte crescita, non abbiamo mai fatto ricorso ad alcun tipo di ammortizzatore sociale, in tre anni abbiamo triplicato il fatturato raggiungendo quota 64 milioni di euro nel 2011 e in soli due anni abbiamo assunto 700 persone a tempo indeterminato. E in più l'anno scorso abbiamo anche vinto il premio per l'innovazione”. Come a dire: le beghe della nostra controllante non ci riguardano.
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