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Glancee, Facebook e lo scoop che ho buttato nel water

Il 3 marzo 2012 un caro amico del Politecnico di Milano mi manda la mail che potete leggere qui sotto. Mi presentava Andrea Vaccari, il giovane fondatore di Glancee, una (allora) sconosciuta app, un po’ social network e un po’ piattaforma di “appuntamenti” virtuali per nerd geolocalizzati. Mi scarico la app e non mi piace per niente. Funziona male, anzi malissimo, almeno secondo me. Perché devo scriverne? Due mesi dopo, il 5 maggio 2012, Facebook si compra Glancee. Non avevo capito niente.Glancee probabilmente non era e non è la migliore app “social” del mondo e infatti il buon Zuckerberg credo abbia voluto assicurarsi i “cervelli” di Vaccari e soci (cervelli italiani). Però l’idea di Glancee era ottima, al di là della sua realizzazione contingente. Avrei dovuto capirlo, vederlo, intuirlo. E invece niente. Ho deciso di fare un post su questa cosa non tanto perché sia in vena di harakiri ma semplicemente per dimostrare, semmai ce ne fosse bisogno – e non ce n’è bisogno –  quanto certe logiche legate all’informazione in cui noi giornalisti siamo immersi siano vecchie e perdenti. Bisogna cambiare.

Glancee_facebook_email

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