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Volunia e il cattivo esempio di Massimo Marchiori

Massimo Marchiori lascia Volunia e si congeda dalla sua “creatura” con una lettera pubblicata in anteprima sul Sole24Ore.com. Una lettera che, per quanto comprensibile sia l'umana disillusione, contiene dei passaggi con i quali faccio fatica a solidarizzare. Volunia è “un motore a cui ho lavorato usando il poco tempo che mi restava dopo tutti gli altri impegni e, lo ammetto, anche controvoglia – scrive Marchiori – un compromesso per il bene di un progetto, anche se ero dell'opinione che non c'erano il tempo nè le risorse per renderlo anche solo comparabile agli altri motori, Google in primis”. Quindi, professore, lei ha lavorato al motore-Volunia controvoglia? Il motore di ricerca era ed è il volto che lei, fino a prova contraria, aveva deciso di dare al suo progetto per annunciarsi al mondo e mi è chiarissima la differenza tra progetto particolare (motore)  e quello più generale (una piattaforma "sopra" il web) . Ma quando tutti noi giornalisti la chiamavamo per parlare della tecnologia italiana che sfidava i colossi internazionali lei, per primo, non ci credeva? Il discorso che fa è chiaro: aveva in mente un ecosistema più grande e meno “vendibile” di quello che il suo socio l'ha convinta a “volgarizzare”. Eppure sul fronte della copertura mediatica non mi sembra che il lancio di Volunia sia stato un flop. Il flop è un altro, purtroppo, e non è il prodotto al quale lei avrebbe il sacrosanto diritto di lavorare con tutta l'autonomia del caso. Il flop è l'aver sviluppato Volunia senza quella passione che è mancata ad altri come a lei, trasformandola, purtroppo, in un cattivo esempio. Ma sono convinto che si riscatterà, lo dicono la sua storia e la sua dedizione. In bocca al lupo, professore. E ci ripensi.

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