6 settembre 2012 - 11:01
Pubblicità, ecco il piano segreto di Google in Italia: superare Mediaset
Google affila le armi sulla pubblicità online – l'unica che cresce – e si prepara a mettere a segno in Italia un obiettivo per certi versi sconvolgente: conquistare entro il 2015, nel nostro Paese, il 20% del mercato totale dell'advertising e arrivare a raccogliere 2 miliardi di euro, il doppio dell'attuale raccolta della Rai e in teorico pareggio con Mediaset, che potrebbe scendere in tre anni proprio a quota 2 miliardi dagli attuali due miliardi e quattrocento milioni. Questo, ovviamente, ipotizzando una rivitalizzazione del comparto tutta focalizzata sul digitale, che dovrebbe salire tra 36 mesi a circa dieci miliardi di euro dagli attuali 8-8,2 miliardi. Si tratta di un piano “segretissimo”, non confermabile e non confermato, che tuttavia sarebbe noto a molti centri media. E comunque informazioni ufficiali non se ne avranno mai, su Google, come su molte multinazionali. Funziona così. E infatti sulla raccolta di Big G non esistono dati ufficiali anche perché è assente dai panel Nielsen e Audiweb (almeno per la parte di monitoraggio), però gli esperti del settore i loro conti li hanno fatti.
Oggi Google e Youtube hanno in mano più del 50% della pubblicità digitale, pari ad almeno 650 milioni di euro, su un totale a fine anno di circa 1,2 miliardi. Di certo il colosso americano ha puntati su di sé gli occhi di tutte le varie Authority, a partire dall'Antitrust e con il suo presidente, Giovanni Pitruzzella, che nella relazione annuale dello scorso giugno aveva lanciato l'idea di inserire le attività “mediatiche” di Mountain View nel famoso Sic, il Sistema integrato delle comunicazioni, così come tutta la pubblicità online, con un tetto del 20% già previsto dalla vecchia Legge Gasparri. In luglio poi il Parlamento ha convertito in legge il decreto editoria, che dava appunto il via libera a questi limiti anche per la cyber-pubblicità.
Del resto Google, con la sola search (poco meno di 500 milioni), supera ampiamente la raccolta di un gruppo come Rcs, che tra quotidiani e periodici dovrebbe chiudere l'anno a 350 milioni. Mentre Youtube potrebbe attestarsi su una raccolta di 100 milioni (anche se le stime più prudenti parlano della metà, circa 50 milioni), quando La7 arriverà al termine del 2012 a portare a casa 185 milioni di spot, più un'altra decina di La7D. Sappiamo però che Google fattura fuori dal nostro Paese e che ha una delle sue sedi più importanti in Irlanda. Una domanda: se l'obiettivo dei 2 miliardi fosse davvero raggiunto è ipotizzabile che un'azienda del genere continui a portare tanto denaro fuori dal Paese? In un'intervista sul Sole 24 Ore del 12 aprile scorso (scarica il Pdf del giornale), uno dei vicepresident di Google, Carlo D'Asaro Biondo, mi disse: “E' demagogico sostenere che, per un'azienda, l'unico modo di portare valore a un territorio sia attraverso le tasse”. Io credo invece che sarebbe un bell'inizio, cercando magari sul fronte opposto (cioè quello del Governo) di calmierare un fisco-vampiro che non attira certo gli investimenti. Considerazione che vale però per tutte le imprese, mica solo per gli americani.
Permalink Commenti (4) TrackBack (0)
Categorie: Advertising, Analisi, Economia digitale

