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Daniele Lepido

I bastioni di Orione di Daniele Lepido

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Chi sono

Daniele Lepido (Milano, 1976) lavora da otto anni al Sole 24 Ore dove scrive (non solo) di tecnologia, media, internet e telecomunicazioni. In passato ha collaborato anche per Repubblica Affari & Finanza, Il Corriere della Sera.it, Sette e Avvenire. 

E’ laureato in filosofia all’Università Cattolica con una tesi sullo statuto ontologico della realtà virtuale ed è diventato professionista frequentando l’Istituto per la formazione al giornalismo Carlo De Martino di Milano (Ifg). La sua unica mission è separare il grano dalla pula e pubblicare il grano.

1 giugno 2012 - 14:23

Calcio & pubblicità: Nike investe l'80% del budget nel digitale

Mentre Nike si appresta a vendere marchi Umbro e Cole Haan, sul fronte degli investimenti pubblicitari la virata verso il digitale, iniziata già anni fa, non potrebbe essere più decisa. Per la campagna dedicata ai campionati europei di calcio, anche in Italia, la multinazionale americana snobba carta e televisione per puntare tutto su internet. Si parla di un budget comunque limitato –circa 2,5 milioni di euro – investiti però per quasi l’80% su piattaforme online come Youtube e sui social network. Ma c’è di più. Negli ultimi sei anni il mix degli investimenti totali in comunicazione di Nike si è molto spostato: per esempio la carta è passata da un "peso" del 22% al 6%, mentre la televisione è scesa da una quota del 65% del 2006 all’attuale 50 per cento. In Italia Nike ha circa 200 dipendenti e a seguito di una riorganizzazione sono appena stati annunciati 21 esuberi, poi scesi a sette.

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30 maggio 2012 - 13:52

Cisco: nel 2016 il traffico internet quadruplicherà

Oggi vi inondo con un po’ di dati che riguardano il traffico internet da qui al 2016. Dovrebbero dare l’idea, al di là dei tecnicismi, della mole di informazioni che viaggeranno sulle autostrade digitali. La fonte è il report di Cisco e il suo Visual Networking Index (Vni), tra i più prestigiosi in materia. Nel 2016 il traffico internet mondiale raggiungerà quota 1,3 zettabyte, quadruplicando rispetto al 2011. Uno zettabyte,  che non è una parolaccia, è pari a un trilione di gigabyte. Un boom pazzesco se si pensa che tra cinque anni ogni ora viaggeranno sul web qualcosa come 150 petabyte di dati, l’equivalente di 278 milioni di persone che scaricano contemporaneamente un film in alta definizione (a una velocità media di streaming di 1,2 megabit). Sempre nel 2016 nel mondo ci saranno circa 18,9 miliardi di connessioni di rete (l’anno scorso il dato era di 10,3 miliardi). Come dire: due connessioni e mezza per ogni abitante della Terra, anche se sarebbe interessante capire chi saranno gli esclusi. E in Italia? Anche nel nostro Paese nel 2016 il traffico su rete Ip quadruplicherà rispetto al 2011, con un tasso di crescita composto annuale del 29 per cento. Parliamo complessivamente di 24 exabyte di dati, l’equivalente del contenuto di quasi 6 miliardi di Dvd. Significa che ogni tre ore sulle nostre reti passeranno tanti gigabyte quanti l'equivalente dell’intera filmografia mondiale digitalizzata. Buona visione.

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Categorie: Economia digitale, Web/Tecnologia

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24 maggio 2012 - 14:51

Sassoli (Upa): "Il futuro della pubblicità è nelle app"

La dichiarazione d’amore degli investitori pubblicitari rivolta all'indirizzo del digitale non potrebbe essere più appassionata. «Non ci sono alternative a contenitori online di qualità e a contenuti digitali sempre più specialistici. Saranno i tablet i device per fruire queste nuove forme di comunicazione, anche attraverso le app, dalle quali passerà una parte importante delle nuove campagne». In questa intervista al Sole 24 Ore il presidente dell’Upa, Lorenzo Sassoli de Bianchi, spinge su tutte le forme innovative di comunicazione. Senza dimenticare la tv, «ancora un pilastro».
Partiamo dai dati di mercato. Il consensus parla di una flessione del 10% per la fine dell’anno. È d’accordo?
Stimiamo un calo più contenuto, intorno al 5%, con tutti i mezzi classici in forte contrazione anche se il business dovrebbe mantenersi sopra la soglia degli 8 miliardi di euro. Anche il piccolo schermo dovrebbe scendere del 5%, mentre i quotidiani andranno decisamente peggio. Del resto è fisiologico: siamo in recessione, si contraggono i consumi e quindi vanno giù anche gli investimenti delle aziende in comunicazione. Prevediamo, tra l’altro, un aprile e un maggio con una caduta degli investimenti ancora più importante ma poi crediamo in un recupero a partire dalla seconda metà dell’anno grazie agli europei di calcio e alle Olimpiadi.
E l’online?
Possiamo immaginare una crescita del 10% per la fine del 2012. Tenga conto che, ormai, la raccolta dell’online ha pareggiato quella dei quotidiani ed è evidente che gli editori stanno in parte compensando la fuga degli investimenti dalla carta con il digitale. Insisto poi sui tablet. Negli ultimi sei mesi, in Italia, sono raddoppiati e hanno raggiunto quota 2 milioni di pezzi.
La televisione rimane però il mezzo che raccoglie ancora la quota maggiore di spot.
Questo vale di più in un periodo di recessione come questo, perché la tv generalista rappresenta intrattenimento a basso costo ed è per questo che rimane l’elemento portante del settore. Ma l’altra sfida è ricomporre la frammentazione dell’audience andando sui contenuti verticali, sui canali specialistici e di settore dove si riesce a parlare a un pubblico più focalizzato. Oggi gli investitori non guardano solo all’audience ma leggono tra le righe dei programmi e questo a volte spiega la sproporzione tra investimenti e share.
Un esempio?
Il caso di La7. L’anno scorso la pubblicità su questa emittente è cresciuta molto nonostante, a livello assoluto, lo share sia minore rispetto ai big. Parlando di trasmissioni, poi, ci sono alcuni contenitori appetibili, anche per la tipologia di telespettatori. Faccio alcuni nomi: i programmi di Maria De Filippi, da Amici e Uomini e Donne oppure Striscia la notizia.
La carta stampata come si dovrebbe evolvere?
I giornali sono delle piazze nelle quali i lettori si specchiano. I contenuti giornalistici indipendenti e di qualità devono rimanere il piatto forte, mentre sul fronte della raccolta, soprattutto i quotidiani, dovrebbero assumere anche un ruolo proattivo nel campo del marketing, per esempio organizzando eventi e dando vita a nuovi "filoni" distinguendo tutto questo dall’attività giornalistica.
Prima citava il ruolo strategico delle app.
Una parte del futuro della pubblicità passerà non solo per l’online ma anche per le app, che ci seguono nel corso della giornata. Un esempio: se io faccio yoga alla mattina con una app dedicata posso pensare a campagne pubblicitarie all’interno di questa piattaforma, tenendo conto che l’utente è geolocalizzato, nel rispetto della privacy.
Quando si parla di scommesse pubblicitarie sull’online si esclude la search di Google. Che non dà numeri.
E infatti da Google vorremmo più trasparenza, la loro è una scelta che non fa piacere, soprattutto in un’ottica di sempre maggiore collaborazione tra i soggetti della filiera. E porto come esempio il nuovo accordo fatto tra noi e la Fieg per le rilevazioni mensili sui dati della diffusione della stampa.
Cosa chiedete alle istituzioni e a questo Governo?
Cito solo un punto. Gli investimenti nelle infrastrutture digitali. Quindi banda larga e ancora banda larga.
Cosa si aspetta dal nuovo consiglio dell’Agcom. C’è qualche candidato alla presidenza che state appoggiando?
No, per carità. Chiediamo solo continuità rispetto a questa gestione. Ritengo che l’Autorità per le comunicazioni rappresenti in Italia un’eccellenza che nei prossimi anni assumerà un ruolo cruciale.
Cosa ne pensa dello stop del beauty contest e la messa a gara delle frequenze televisive?
Rimettere in discussione il beauty contest è stato legittimo. Ma se da un lato è comprensibile la necessità dello Stato di monetizzare una risorsa scarsa come le frequenze tv dall’altro credo che stravolgere i patti già stretti con le aziende non sia un fatto positivo perché si rischia il venir meno della credibilità di chi fa le regole.
E la Rai?
Ha bisogno di una riforma radicale che parta dalla governance. Per noi la Rai dovrebbe rimanere pubblica ma andrebbe conferita a una fondazione che sia rappresentativa di tutte le realtà sociali, politiche ed economiche del Paese. La fondazione dovrebbe poi delegare la gestione a un consiglio di amministrazione fatto di professionisti, in modo da creare un filtro con la politica. E poi bisogna far pagare il canone a tutti, giustificando questo recupero di risorse con la messa in onda di una rete generalista senza pubblicità. Parlo contro i nostri interessi.
Qual è la sua opinione sull’operato del direttore generale di Viale Mazzini, Lorenza Lei?
Fa il massimo all’interno di quel contesto. Non esiste azienda al mondo che obblighi i suoi vertici a fare una riunione settimanale con il suo consiglio d’amministrazione...
Cosa ne pensa del rapporto con le aziende di comunicazione, le "vecchie" agenzie?
Non devono essere solo dei fornitori di creatività ma analisti con i quali si mettono a fattor comune dati e tendenze di mercato. E poi il rapporto con le agenzie deve essere duraturo, diciamo più simile a un bel matrimonio, che a un flirt...

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22 maggio 2012 - 13:49

Disavventure di un pagatore analogico di tasse

La storia che state per leggere è il racconto di una mattinata fantozziana che un semplice servizio digitale avrebbe potuto evitare.Ve ne parlo perché quando si affrontano i temi legati all’innovazione fa molto chic tirare in ballo i massimi sistemi, tralasciando i fatti, la vita concreta. Proviamo a ribaltare la prospettiva, partendo da una delle cose più concrete che esistano: la spazzatura. Anzi dalla Tarsu, la Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. A proposito penso di avere qualcosa da dire, svolgendo nella mia famiglia la funzione, tra le altre, di waste manager, di direttore operativo dellla monnezza, con riporto diretto all’amministratore delegato (mia moglie).

Ieri ore 9.30. Mi arrivano a casa 310 eurini da pagare per la Tarsu con bollettino postale. Apro il conto online per saldare il dovuto ma scopro che il mio Comune di residenza, alle porte di Milano (mica in Kirghizistan), non consente i pagamenti digitali per questa categoria di tasse. Ore 10.00. Vado in posta e c’è una fila di venticinque persone che non hanno iniziato la giornata esattamente nel migliore dei modi. Ore 11.16. Arriva il mio turno ma l’oretta e un quarto di attesa è passata in fretta perché la tenerissima signora Rosalia, con stivaletto gommato e baffo discretissimo, che sta dietro di me, mi racconta la storia della sua vita. Tra l’altro, poiché è appena capicollata per strada mi sceglie come bastone della sua vecchiaia, quindi facciamo la fila a braccetto, ormai siamo quasi parenti e mi ha adottato. Dice che ha un nipote della mia età che non le telefona mai (“Stu disanuratu um mi chiama mai”). Ecco, arriva il mio turno, mi svincolo con dolcezza da donna Rosalia e scatto in direzione dello sportello, infilo il bollettino sotto il vetro e chiedo se posso pagare coni l bancomat. “Certo”, ma il computer si blocca e io sento di dover prendere un bel respiro. Ore 11.28. Il Pc della signora impiegata riprende coscienza. Ma il mio bancomat non viene letto. “Dovrebbe pagare in contanti”, mi dice. Ovviamente nel portafogli ho solo 20 euro, la mancia che mi dà mia moglie. Vado fuori a prelevare e perdo la fila. Ora più che di un altro respiro ho bisogno di un tranquillante. Ore. 11.45. Ritiro i soldi dal bancomat e aspetto di nuovo il mio turno. Però sono fortunato perché ora c’è solo un cliente, che però va lunghino. Origlio, l’operazione è complicatissima ma ce la faremo. Ore 12.05. E’ ancora il mio turno, pago e sono fuori. Torno all’auto parcheggiata a poche centinaia di metri e per miracolo riesco a fermare la mano sacrilega del vigile, che sta per multarmi. “Pulizia delle strade”, mi rimprovera. Tento una supplica e il vigile capisce che ho avuto una mattinata complessa e mi grazia. Bel cappello, signor vigile. Risultato: oltre due ore per portare a termine un’operazione che avrebbe richiesto al massimo cinque minuti, da casa, davanti al mio computer. Quando parliamo di innovazione, banda larga, pubblica amministrazione digitale parliamo anche di spazzatura. Ricordatevelo.

Tarsu

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Categorie: Short stories

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11 maggio 2012 - 19:48

Glancee, Facebook e lo scoop che ho buttato nel water

Il 3 marzo 2012 un caro amico del Politecnico di Milano mi manda la mail che potete leggere qui sotto. Mi presentava Andrea Vaccari, il giovane fondatore di Glancee, una (allora) sconosciuta app, un po’ social network e un po’ piattaforma di “appuntamenti” virtuali per nerd geolocalizzati. Mi scarico la app e non mi piace per niente. Funziona male, anzi malissimo, almeno secondo me. Perché devo scriverne? Due mesi dopo, il 5 maggio 2012, Facebook si compra Glancee. Non avevo capito niente.Glancee probabilmente non era e non è la migliore app “social” del mondo e infatti il buon Zuckerberg credo abbia voluto assicurarsi i “cervelli” di Vaccari e soci (cervelli italiani). Però l’idea di Glancee era ottima, al di là della sua realizzazione contingente. Avrei dovuto capirlo, vederlo, intuirlo. E invece niente. Ho deciso di fare un post su questa cosa non tanto perché sia in vena di harakiri ma semplicemente per dimostrare, semmai ce ne fosse bisogno – e non ce n’è bisogno –  quanto certe logiche legate all’informazione in cui noi giornalisti siamo immersi siano vecchie e perdenti. Bisogna cambiare.

Glancee_facebook_email

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Categorie: Economia digitale, Opinioni

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8 maggio 2012 - 10:04

Editoria digitale, su Google due milioni di ebook "italiani"

Google accelera sull'editoria digitale e, strano a dirsi, sceglie l'Italia come primo Paese non di lingua inglese a rendere disponibile su Play – il supermercato online dove si possono scaricare anche videogiochi e software – pure i libri. Sì, gli ebook di moltissimi editori italiani, da leggere sugli smartphone e i tablet Android, via internet su Pc e fra qualche tempo anche su iPad e iPhone visto che, come dicono da Google Italia, “stiamo lavorando per rendere disponibile l’app di Google Play Books per iOs anche da noi”. Ma la vera notizia è un'altra. E cioè che gli editori italiani che hanno aderito sono tantissimi ed è per questo che Google Play si candida, almeno sulla carta, a diventare il più grande bookstore del nostro Paese con oltre 2 milioni di titoli disponibili e prezzi che partono da 99 centesimi. Ovviamente di questi due milioni "solo" diverse migliaia sono in italiano, mentre gli altri sono nelle altre lingue, soprattutto in inglese, ma sono comunque accessibili direttamente dal nostro pubblico. Intanto ecco alcuni nomi dei publisher che saranno presenti con i loro testi su Play: Mondadori, Einaudi, Gruppo 24 Ore, Piemme Sperling&Kupfer, Rizzoli, Adelphi, Bompiani, Longanesi, Garzanti, Guanda, Feltrinelli, Giunti, Newton Compton, BaldiniCastoldiDalai, Il Saggiatore ed Hoepli. Che il settore dell'editoria digitale sia in fermento è un dato di fatto e a dimostrarlo c'è anche l'ultima mossa di Microsoft che ha investito alla fine di aprile la bellezza di 300 milioni di dollari nell'accordo con Barnes&Noble e nel suo e-reader digitale Nook. Ma c'è anche (ovviamente) Amazon, che spinge sempre di più su questo segmento e che con il Kindle guida il mercato. E poi Apple, che può contare su una base installata crescente di iPad, che solo nell'ultimo trimestre è cresciuta nel mondo di altri 12 milioni di pezzi. Per tornare alla piattaforma di Mountain View, i libri risiedono nella “nuvola” e si possono leggere da smartphone e tablet Android (attraverso l’applicazione Play Books), da computer (attraverso il sito web Google Play) e dai tanti eReader che supportano Libri su Google Play. E il bello dovrebbe essere che, passando da un dispositivo all'altro, gli utenti possono riprendere la lettura esattamente dove l’avevano lasciata. Curiosità: attualmente Libri su Google Play è disponibile negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada e Australia. La domanda è: Google tratta meglio (o peggio) gli editori di Apple? In realtà il meccanismo di divisione dei ricavi non è noto perché è frutto di contrattazione privata mentre lo schema base di Apple prevedere che la piattaforma trattenga il 30% degli introiti. L'unico dato assodato è che gli editori, oggi, per superare la grande crisi della carta devono cercare di crescere il più possibile sul digitale, il luogo virtuale più frequentato dei lettori. Unico neo: nonostante la buona crescita alla fine dell'anno scorso il mercato degli ebook, proprio in Italia, valeva pochissimo: si stima qualcosa come 2 milioni di euro, lo 0,2% delle vendite totali nelle librerie. Numeri che, nei prossimi mesi, sono di certo destinati a crescere.

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Categorie: Editoria

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2 maggio 2012 - 13:28

Internet, i ritardi nella banda larga valgono l'1,5% del Pil

Tempo di bilanci per il consiglio dell’Agcom, l’Autorità delle comunicazioni presieduta da Corrado Calabrò, che a metà maggio concluderà il suo mandato settennale (2005-2012). L’ex magistrato con la passione per la poesia ha presentato la sua relazione conclusiva, rilanciando i grandi temi, soprattutto delle telecomunicazioni, un settore che pesa il 2,7% del Pil, con la telefonia mobile che vale oltre la metà del business (52%). Uno dei nodi centrali è stata però la pigrizia italiana nello sviluppo dell’internet veloce. "Il ritardo nello sviluppo della banda larga costa all'Italia tra l'1 e l'1,5% del Pil – ha detto Calabrò – e senza infrastrutture tecnologiche i sistemi economici avanzati finiscono su binari morti e se ne mostrano consapevoli i tre Ministri che costituiscono la Cabina di regia per l'Agenda digitale". Io credo in realtà che i ritardi italiani legati al mancato sviluppo alla banda larga valgano molto di più, almeno il doppio, fino al 3% del Prodotto interno lordo e sono certo che la stima di Calabrò sia orientata alla prudenza. L`Italia è infatti sotto la media europea per diffusione del broadband fisso, per numero di famiglie connesse all'internet veloce e ovviamente per l’ecommerce. Inoltre anche per le esportazioni via-web il nostro Paese è fanalino di coda nel vecchio continente visto che solo il 4% delle Pmi vendono online, mentre la media dell'Europa a ventisette è del 12 per cento. Sempre secodo Calabrò i provvedimenti dell'Autorità sulla terminazione mobile «hanno determinato un potenziale risparmio per i consumatori di circa 4,5 miliardi di euro» tra il 2005 e il 2011, mentre la diminuzione dei prezzi finali del settore è stata di oltre il 33% negli ultimi quindici anni a fronte di un aumento del 31% dell'indice generale dei prezzi». L'Italia è poi il Paese in Europa con maggior numero di telefoni cellulari e con la maggiore diffusione di smartphone: 48% contro una media Ue-27 del 39 per cento. Non mancano poi le polemiche sul provvedimento legato al diritto d’autore, che Calabrò si era impegnato a chiudere proprio entro la fine del suo mandato (“Il nostro provvedimento potrà venire solo dopo la norma interpretativa del Governo”, ha detto il presidente. “Questo è un giorno triste in Italia per il diritto d’autore perché a causa dell’inerzia dell’Agcom si è allargato lo spread tra legalità e pirateria su internet”, ha commentato il presidente di Confindustria Cultura Italia Marco Polillo. Assenti alla presentazione della relazione, proprio in polemica con l'Agcom, Fastweb, Vodafone e l'amminsitratore delegatod i Wind. Il motivo? "Questa è un'autorità che durante il suo mandato ha favorito moltissimo Telecom" è il commento neanche troppo tra le righe degli operatori alternativi. Assenti, a quanto apprendo, anche alcuni commissari come D'Angelo, Sciortino, Lauria e Mannoni.

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Categorie: News Tlc, Tlc/Regolatorio

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19 aprile 2012 - 1:29

Fastweb e il "giallo" della cessione a Visiant

Nella cessione dei 600 addetti da Fastweb a Visiant Contact si apre una crepa tutta da chiarire. Se per i 120 lavoratori che passeranno a Huawei non servono, almeno in teoria, rassicurazioni sulla solidità del gruppo – parliamo di una multinazionale da 32 miliardi di dollari – qualche domanda è forse lecito porsela sul gruppo Visiant. Ieri sono venuto a conoscenza del fatto che la società che controlla al 100% Visiant Contact, una holding finanziaria ribattezzata Visiant Spa, è in amministrazione giudiziaria. Significa, stando alla definizione classica, che è in corso sull'azienda “una procedura giudiziale atta a garantire la continuità del ciclo produttivo a seguito di un procedimento penale”. Nello specifico l'amministratore giudiziario della Visiant Spa è il dott. Italo Bruno Vergallo, che ho cercato in tutti i modi di contattare, anche per l'articolo uscito oggi sul Sole 24 Ore di carta. Ma la sua risposta via mail è stata: “Non mi è possibile rilasciare dichiarazioni in relazione alla delicatezza della questione”. Quindi c'è una questione “delicata”. Le prove che la società sia in amministrazione giudiziaria sono anche su internet (clicca qui). Nel sito della Gazzetta Ufficiale c'è infatti traccia di una recentissima convocazione d'assemblea il cui ordine del giorno riguarda, tra le altre cose, addirittura l'eventuale nomina del liquidatore dell'azienda e del conferimento dei poteri. Nomina che in realtà non è avvenuta perché l'amministratore non ne ha rilevato la necessità. Ma cosa è successo alla Visiant Spa, società che controlla quella Visiant Contact nella quale finiranno i 600 lavoratori ex Fastweb?

Ho cercato di ricostruirlo. La capogruppo è controllata per oltre il 70% dalla famiglia Marini, mentre la quota rimanente fa capo a soci di minoranza. L'azienda ha ricapitalizzato l'anno scorso per 2 milioni e mezzo di euro e sempre nei mesi scorsi ha ceduto un suo asset importante, la Visiant Galyleo, che si occupava di informatica, agli spagnoli della Indra, un maxi-gruppo quotato in Borsa da 2,5 miliardi di fatturato (dati 2010). A quanto ho appreso azionisti di minoranza e maggioranza hanno iniziato “a litigare”, come mi ha riferito una fonte vicina a Visiant. Anche per il prezzo e la tempistica di questa cessione e in merito alla possibilità di incassare altri 8-12 milioni grazie a una clausola di earn-out (tecnicamente l'earn-out è una condizione grazie alla quale, nei contratti di acquisizione, il pagamento di una parte del prezzo è subordinato a un certo risultato economico della società acquisita). Da qui l'instabilità tra i soci, le accuse e quindi il Tribunale. Inoltre è stata ceduta un'altra società, la Visiant Arcares.

L'unica persona che mi ha parlato, mettendoci la faccia, è stato l'amministratore delegato della Visiant Contact, Luca D'Ambrosio, che mi ha assicurato: “Noi siamo un'azienda in forte crescita, non abbiamo mai fatto ricorso ad alcun tipo di ammortizzatore sociale, in tre anni abbiamo triplicato il fatturato raggiungendo quota 64 milioni di euro nel 2011 e in soli due anni abbiamo assunto 700 persone a tempo indeterminato. E in più l'anno scorso abbiamo anche vinto il premio per l'innovazione”. Come a dire: le beghe della nostra controllante non ci riguardano.

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Categorie: News Tlc

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18 aprile 2012 - 1:03

Fastweb cede 700 lavoratori a Visiant e Huawei

Fastweb snellisce il suo organico e cede due rami d'azienda, in tutto oltre 700 addetti sugli attuali 3.400, a Visiant Contact e Huawei. Nel dettaglio saranno affidate a Visiant, società con quartier generale a Concorezzo e un fatturato di 64 milioni di euro, le attività di customer care, quindi circa 600 lavoratori dei call center di Milano e Catania (Visiant è già fornitore di Fastweb dal 2008). A Huawei andranno invece circa 120 dipendenti delle reti. La multinazionale cinese dei network si occuperà di attività come l’attivazione di linee e circuiti, della supervisione e del presidio dei centri di controllo rete, della manutenzione delle centrali, mentre rimarranno in capo a Fastweb le competenze chiave di progettazione e realizzazione della rete in fibra ottica e di ideazione e sviluppo di nuovi prodotti. Dato importante: a questi lavoratori, da quanto apprendo, sarà mantenuto lo stesso contratto, con la garanzia occupazionale di alcuni anni (un dato non ancora noto, oggetto della trattativa sindacale). Speriamo quindi in bene. In teoria grazie a queste riorganizzazioni Fastweb potrà destinare maggiori risorse al proprio core business. La società sta concludendo il piano di estensione della copertura delle centrali in unbundling, aggiungendo 1 milione di famiglie e imprese.

L'esternalizzazione di parte delle risorse umane si inserisce per Fastweb in un piano più generale di ristrutturazione dell'azienda e di tagli di costi pari a 120 milioni di euro tra quest'anno e il prossimo in vista della possibile vendita. Da diversi mesi, infatti, il gruppo è sul mercato e nel corso della scorsa estate l'acquirente più convinto allo shopping, Vodafone, ha fatto marcia indietro. Il deal saltò per una questione di prezzo, con la società di telefonia mobile guidata in Italia da Paolo Bertoluzzo arrivata a offrire 2,5 miliardi contro i 2,9 miliardi proposti dagli svizzeri, quando la valutazione iniziale era di 4,6 miliardi (si veda il Sole24Ore del 2 marzo). Se i lavoratori hanno storie da raccontare questo spazio è a disposizione per commenti e segnalazioni. In bocca al lupo.

AGGIORNAMENTO: la Visiant Spa, holding che controlla la Visiant Contact, è in amministrazione giudiziaria. Leggi qui

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Categorie: News Tlc

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13 aprile 2012 - 17:38

Google: "Pagare le tasse in Italia? Non è l'unico modo per portare valore"

«È demagogico sostenere che, per un’azienda, l’unico modo di portare valore a un territorio sia attraverso le tasse». Carlo D’Asaro Biondo, vicepresident di Google e country manager ad interim per l’Italia, passa al contrattacco e risponde alle accuse che vengono rivolte a Mountain View dai suoi "nemici" storici, broadcaster televisivi e operatori telefonici in primis. Partendo dalla scelta di non investire direttamente nel nostro Paese e di preferire regimi fiscali meno oppressivi, come l’Irlanda. Ma uscendo anche allo scoperto con aziende come Mediaset e Sky, che sostengono di vedere i loro contenuti scippati da piattaforme come Youtube a fronte di investimenti annui in nuovi contenuti, solo in Italia, pari a oltre un miliardo di euro.

L’Agcom dovrebbe varare entro la fine del suo mandato una norma sul copyright che, almeno nella sua formulazione iniziale, potrebbe attribuirle il potere "amministrativo" di oscurare i siti pirata. Una facoltà che, fino a oggi, è stata esclusiva della magistratura. Cosa ne pensa?
Quando parliamo di lotta alla pirateria prima di decidere chi oscura dovremmo fare chiarezza su cosa è lecito oscurare. Cioè su cosa vìola effettivamente il diritto d’autore. Su questo punto vedo che ci sono opinioni diverse. È chiaro che se parliamo di pedopornografia o di qualsiasi altra forma di violenza è tutto semplice, ma quando c’è di mezzo il diritto d’autore la materia si complica. Qualsiasi norma che verrà approvata in relazione a internet dovrà tener conto degli interessi della società e non dell’industria.
Ci sono norme che un’azienda come Google teme?
Non credo facciamo bene al mercato regolamentazioni favorevoli al mantenimento dello status quo dei grandi gruppi. Nessuno di noi ha la certezza assoluta che il suo modello di business funzionerà a vita. Google è costretta ogni giorno a innovare, il 50% dei nostri addetti sono ingegneri che pensano al futuro, investiamo ogni anno un terzo del fatturato in ricerca e sviluppo. Molto di più degli operatori di telecomunicazioni o di aziende di altri settori. Il domani dobbiamo meritarcelo.
Ce l’ha con le telco? Anche loro vi vedono più come "nemici" che come alleati, perché sostengono gli intasiate i network senza investirci.
Non ce l’ho con nessuno e del resto molta gente si dichiara nostra nemica ma poi lavoriamo bene insieme. Google fornisce diverse cose alle telco a partire dalla motivazione che spinge gli utenti ad acquistare i loro servizi. Perché senza Youtube, Google o altri i servizi di banda larga si venderebbero molto più difficilmente. Poi forniamo ai gestori telefonici Android, la piattaforma per la telefonia mobile aperta e gratuita più diffusa. E ancora, lo ripeto, noi investiamo più di loro in infrastrutture. Non esistono solo i "tubi", ma anche i computer, i server, lo storage... e non dimentichiamoci che i network rendono e non è vero il contrario. Aziende come Telecom Italia si trovano con un grosso debito per colpa di operazioni sul capitale fatte anni fa. Non confondiamo quindi problemi economici con quelli finanziari.
Google è uno dei motori dell’innovazione nel settore tecnologico, ma in molti vi accusano di violare i contenuti altrui, di essere dei "parassiti". Cosa risponde?
Nessun parassitismo. Google ha un atteggiamento molto responsabile nei confronti del diritto d’autore, siamo coscienti che la nostra dimensione aziendale ci obbliga a un comportamento fortemente protettivo nei confronti del copyright e siamo convinti che senza protezione dei contenuti si danneggi la creazione. Però è necessario tutelare la libertà di espressione dei soggetti più piccoli. Mi permetta: è curioso che la tutela dei piccoli sia delegata a un’azienda che capitalizza oltre 200 miliardi di dollari in Borsa e che, in alcuni settori strategici, ha una posizione di monopolio non trascurabile. Internet è un grande strumento di democratizzazione e piattaforme come la nostra consentono ai piccoli di gareggiare con i grandi. Youtube, per esempio, permette a molti artisti sconosciuti di emergere e di farsi conoscere a una platea incredibilmente vasta.
Aziende come Mediaset e Sky sono molto dure con voi. Dicono che vi appropriate dei loro contenuti e che generate ricavi attraverso le inserzioni pubblicitarie.
Google negli ultimi anni ha fatto un gran lavoro in merito. Abbiamo investito oltre 30 milioni di dollari per creare Content Id, uno strumento che consente a chi lo desidera di eliminare dalle nostre piattaforme i contenuti che si vogliano proteggere. Vorrei inoltre ricordare che ridistribuiamo il 70% dei ricavi pubblicitari ai produttori di contenuti.
Vi viene contestato che Content Id funzioni solo su segnalazione, infatti sono i produttori che vi devono dire cosa togliere. Loro ritengono che quest’onere spetti a voi.
È una questione di buon senso. Come potremmo agire se non dietro segnalazione, con tutti i video che vengono caricati ogni secondo su Youtube? Con il porno ci riuscite. Anche qui, agiamo dietro segnalazione e comunque in questo caso è più semplice perché c’è un software che riconosce l’incarnato umano, il colore della pelle, e quindi fa scattare tutta una serie di alert. Se Mediaset compra un film da Time Warner come facciamo a saperlo? Che il proprietario dei contenuti si rifiuti di dire che il contenuto è suo mi sembra strano.
In molti rimarcano il fatto che Google non investa in Italia e in più che non paghi le tasse nel nostro Paese.
È demagogico sostenere che l’unico valore che un’impresa porta sia attravero le tasse. Pagare le tasse non basta.
Però sarebbe già un discreto punto di partenza.
Ovvio, ma quello che voglio dire è che una multinazionale come Google può portare tanto valore anche indirettamente. In un mondo globalizzato una multinazionale applica le leggi che trova e se ci sono Paesi che hanno regimi fiscali pensati in un’era antecedente alla globalizzazione sarebbe meglio rivedere queste tassazioni. Pensi agli investimenti che facciamo in cultura, a un’iniziativa come Art Project che ha digitalizzato 32mila opere d’arte nel mondo.

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Categorie: Copyright, Economia digitale, Editoria

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5 aprile 2012 - 17:42

Videogiochi troppo cari. Ci diamo un taglio?

Ho ceduto alla tentazione e ho comprato Uncharted per la PsVita della Sony. Mi piace la serie di Nate Drake, anche se la vorrei meno sparazzona e con più enigmi (lo so, sono vecchio). Costo della pregevole opera: 49,99 euro. Decisamente troppo. E’ vero che la PsVita, come console, è nuova di pacca, è vero che questi videogame hanno dei costi di sviluppo da kolossal cinematografico, è vero che le offerte più economiche si posizionano sotto i 30 euro. Ma se il Blu Ray di un titolo “nuovo” come Tintin costa 20 euro, perché devo pagare un videogioco il 150% in più? Mercati diversi? Appunto. Da anni si dice che l’industria dell’intrattenimento digitale ha superato il cinema. Nel 2011 gli incassi italiani del grande schermo si sono attestati a 661 milioni, contro i 993 milioni dei videogame (scarica il Rapporto Aesvi 2011). Il caro-videogiochi è una discussione vecchia come Zork e Zak McKracken, che qualcuno ha usato nel corso degli anni per fare l’apologia della pirateria. Non è il mio caso, perché sono convinto che i contenuti di valore – e Uncharted lo è – vadano remunerati per supportare la struttura di costi e gli investimenti che stanno dietro alla produzione. Ma se gli ultimi episodi di Assassin’s Creed e Infinity Blade sull’iPad me li scarico a 5,49 euro ha senso che Uncharted costi quasi dieci volte tanto (anche in download)?

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Categorie: Videogiochi

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4 aprile 2012 - 21:50

Telecom Italia, ecco il dossier sullo scorporo della rete

Telecom Italia esce allo scoperto sul tema dello scorporo della rete, definendo il dossier segreto rivelato dal Sole 24 Ore, nell’articolo che potete leggere qui, un’analisi interna (esattamente come era stata contestualizzata da chi scrive) e non come un piano operativo. La notizia però è un’altra: e cioè che un gruppo di persone all’interno di Telecom sta lavorando a questo scenario teorico, come del resto confermato dall’intervista del presidente Franco Bernabé, che in merito al potenziale conferimento del network ha dichiarato sempre al Sole: “Se crea valore, perché no?”. Ecco quindi la parte più importante del documento (scaricalo qui in Pdf), già parzialmente pubblicata sul giornale di carta. Le sezioni più interessanti sono quelle che vanno dalla pagina 16 alla pagina 20.

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Categorie: Tlc/Regolatorio

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23 marzo 2012 - 11:54

Nuovo iPad, scopri la tariffa più conveniente

La terza serie dell'iPad arriva in Italia e gli operatori telefonici passano all'attacco con piani tariffari che permettono di acquistare il tablet con il traffico dati incluso (scarica la tabella in Pdf, fate control + e - per adattarla al vostro schermo). Sono i “bundle” di Vodafone, Tim e Tre Italia, che rispetto a quelli dell'iPad 2 hanno il merito di aver mediamente alzato i giga di traffico dati (ci mancherebbe), con qualche ritocco all'insù del canone mensile. Il contributo iniziale per portarsi a casa il nuovo iPad varia da zero a 199 euro, con Tre che ha inserito un “anticipo antifrode” che verrà restituito dalla seconda fattura. Come al solito non esiste una tariffa migliore in assoluto. Vodafone è l'unica che differenzia, a livello di velocità, tra collegamenti a 7 o a 42 megabit, ma come sappiamo si tratta di numeri puramente teorici. Sempre per Vodafone il piano da 29 euro con 3 giga di traffico e senza anticipo è interessante. Tim ha la tariffa entry level più economica a 24 euro sull'iPad 16 giga ed è da valutare anche il piano sull'iPad da 32 giga (34 euro al mese per 5 giga di traffico). Tre dà 1 giga al giorno di traffico, che non è poco, fino a un massimo di 30 giga al mese, ma se non si utilizza il giga al giorno non si cumula nei successivi.

Nuovo iPad, il confronto tra le tariffe (in Pdf)

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Categorie: Mondo Apple, News Tlc

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22 marzo 2012 - 19:40

Bessada lascia Wind. Successore interno?

Ossama Bessada lascia Wind e il gruppo Vimpelcom. Come anticipato alla fine di novembre da questo blog, il top manager egiziano ha annunciato, nel corso della convention dei quadri e dei dirigenti di Wind, la sua intenzione di uscire dalla società “entro giugno” per andare a vivere con la sua famiglia in Canada. Bessada, oltre a essere amministratore delegato di Wind dall'aprile 2011 succedendo a Luigi Gubitosi, è anche vicepresidente esecutivo di Vimpelcom e a capo di tutta l'area dell'Europa e del Nord America. Jo Lunder, il numero uno mondiale di Vimpelcom, ha commentato: “Vorrei ringraziare Ossama per i risultati raggiunti, ha portato avanti lo sviluppo di Wind in Italia e sotto la sua guida la società è stata l'unico operatore in crescita in uno dei mercati più competitivi d'Europa. L'ottima performance del business, combinata con l'eccellente qualità del management, mi fanno essere certo del fatto che la successione avverrà senza problemi”. Parole che potrebbero lasciare intravvedere una soluzione interna, anche se i giochi sono ancora da fare e quindi, per ora, si tratta solo di ipotesi così come ancora si "specula" sulla nomina del presidente di Wind che ancora manca dopo le dimissioni di Naguib Sawiris. Tornando a Bessada, questo blog poco più di cento giorni fa aveva pubblicato la lettera riservata (scaricala qui) con la quale Lunder parlava della possibile fuoriuscita del top manager egiziano. Lettera che Vimpelcom aveva seccamente smentito e che I bastioni di Orione e il Sole24Ore avevano invece riaffermato come genuina. I fatti di oggi confermano tutto.

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Categorie: News Tlc, Persone

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16 marzo 2012 - 12:21

Alcatel Lucent, la denuncia al Governo degli ex "ragazzi" Telettra: stop ai 500 esuberi

Ricevo e pubblico volentieri questa lettera di un gruppo di top manager che dal 1980 al 2003 hanno guidato prima Telettra e poi Alcatel-Telettra. Si tratta di un team di “vecchi” leoni, se mi è permesso il termine (meglio "ex ragazzi"), che hanno deciso di denunciare al Governo e all'opinione pubblica il possibile licenziamento dei 500 super ingegneri di Alcatel Lucent. Di quella che un tempo è stata la loro azienda. Si tratta di Raffaele Palieri, già amministratore delegato di Telettra, Salvatore Randi, direttore generale e poi numero uno di Italtel, ma anche di un altro direttore generale, Guido Vannucchi (che è stato anche vicedirettore generale della Rai e ora è presidente di Ota Italia). E ancora: Pierluigi Ferraioli, Bruno Piacentini, Attilio Vecchi e Guglielmo Sinigaglia. Una lettera inviata a questo blog anche in rappresentanza dell’Associazione “Amici Telettra”, che conta alcune centinaia di persone. Mi sono permesso solo di sottolineare alcuni passaggi cruciali su Obama e il Governo italiano.

In un momento in cui si parla tanto nel nostro Paese della necessità di politiche per la “ripresa”, si ritiene fondamentale tornare a sensibilizzare l’opinione pubblica e il Governo sulla gravità, non percepita con la dovuta compiutezza, dell’annuncio da parte del Gruppo Alcatel-Lucent (Alu) di “esuberi” in Ricerca e Sviluppo (R&s) per la filiale italiana, mettendone meglio a fuoco anche gli effetti di “moltiplicazione” nello scenario del nostro Paese. In primo luogo è bene notare che il reale numero di progettisti coinvolti ammonta a quasi 500 persone, dal momento che nel 2011 Alu aveva già dato un analogo annuncio per 100 addetti di R&s per le sedi di Genova e Bari che si sommano a quelli della più recente comunicazione per più di 360 progettisti per la sede di Vimercate, tutti operanti in campi avanzati quali quelli delle reti a larghissima banda. Siamo, per l’Italia, di fronte al maggior annuncio di disimpegno in un settore d’importanza vitale per il futuro del Paese che, è bene ricordarlo, si somma alle avvenute dismissioni di 350 progettisti del radiomobile di quarta generazione, operate un anno e mezzo fa dalla Nokia-Siemens, ed alle presenti difficoltà anche di Italtel e Sirti. Le ragioni che danno all’annuncio in questione una particolare rilevanza e specificità sono: 1) la completa distruzione di una “scuola” con profonda cultura sistemistica in campo trasmissivo e di un patrimonio di alto livello costruito in tanti anni che contava, all’atto della vendita della Telettra all’Alcatel nel 1990, più di 2500 ricercatori. 2) Vedere distruggere quello che abbiamo contribuito a costruire riempie di grande tristezza ma ancor più colpisce il senso di fatalismo in cui, nel nostro Paese, si tende a considerare queste cose. 3) Privazione, come conseguenza, della missione di prodotto affidata dal Gruppo Alu all’Italia con la Divisione Optics con Headquarter in Vimercate e del relativo centro decisionale italiano che ha conseguito nella sua storia risultati di eccellenza a costi di sviluppo molto competitivi. 4) Esaurimento delle commesse di ricerca verso le Università Italiane nel campo della fotonica. 5) Incapacità futura del Sistema Italia di attrazione per i finanziamenti europei alla Ricerca nel campo della fotonica (considerata altamente strategica a livello europeo). 6) Definitivo colpo di grazia ai corsi di laurea in Telecomunicazioni delle Università italiane, già in vertiginoso calo di iscritti (non solo si fa fatica a trovar posto ma si è addirittura licenziati!). 7) Perdita del naturale bacino di esperienza per progettisti che poi passano agli operatori di rete per la progettazione delle reti e dei relativi servizi. In particolare, ciò che appare poco chiaro nella strategia del Gruppo Alcatel Lucent (a maggioranza francese) è il previsto spostamento delle attività italiane negli Stati Uniti con relativa assunzione di nuovo personale a costi certamente maggiori. L’unica spiegazione è la pressione della componente Lucent del Gruppo, sensibile ai richiami di Obama di iniziative per la ripresa economica, cui tuttavia consegue un forte indebolimento, non solo dell’Italia ma di tutta l’Europa nel campo nella progettazione dei sistemi a larghissima banda che non rimarrebbe più presidiato nonché un forte colpo alla presenza nel nostro Paese di attività industriali, anche a controllo estero, ma con precisa e strategica missione affidata. Non conosciamo nei dettagli gli esiti del recente incontro tra il Ministro Corrado Passera e il Ceo del Gruppo Alu Verwaayen, che avrebbe dato alcune generiche indicazioni di possibili altri utilizzi delle risorse senza una nuova riflessione sulla strategia annunciata. Ci auguriamo, pertanto, che il Governo abbia considerato la gravità delle situazioni sopra indicate e contribuisca ad arrestare in Alu-Italia l’emorragia di strategiche risorse umane - conseguenza anche della mancanza di un’efficace e attrattiva politica industriale in settori fondamentali e trainanti - per evitare che si dissolvano, in modo irreversibile, nuclei di alta competenza. Occorre assolutamente trovare soluzioni che impediscano al nostro Paese di perdere totalmente la capacità di progettare e gestire in autonomia le future reti di comunicazione mantenendo valide prospettive di lavoro nei settori industriali più avanzati.

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Categorie: Persone

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15 marzo 2012 - 10:55

Media & tech: caro top manager, dimmi se cambi azienda

Quanto vale un “giro di poltrone”? E quanta mobilità delle risorse umane c'è nei settori dei media, della tv, della radio, delle telecomunicazioni e più in generale dell'innovazione legata al mondo della rete e dei social network? Il tema mi interessa perché sul Sole 24 Ore di carta è nata una rubrica legata proprio alle nuove nomine top (ma non solo...) del comparto media e tecnologia: si chiama In&Out ed è uno spazio pensato per segnalare, in anteprima e in esclusiva, i passaggi di manager, comunicatori, innovatori da un'azienda all'altra. Nomine inedite, altrimenti che notizia è? In&Out uscirà il giovedì sul Sole in edicola, nella pagina dedicata ai media. Cari manager, cari Pr se vi interessa essere segnalati e segnalare, scrivetemi entro il mercoledì di ogni settimana al mio indirizzo di posta elettronica: daniele.lepido@ilsole24ore.com. Mandate curriculum ed eventualmente una foto. Ovviamente ogni nomina sarà vagliata e verificata con attenzione, come ogni notizia che esce sul Sole. 

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Categorie: Persone

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14 marzo 2012 - 17:08

Metroweb: 4,5 miliardi per cablare 30 città. Scarica il documento

Un piano da 4,5 miliardi di euro per portare la fibra ottica con una velocità da 100 megabit fino alle case in 30 città entro il 2015. Lo ha presentato oggi in audizione alla Camera Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i, il fondo infrastrutturale che controlla Metroweb (scarica il documento in Pdf, 1 Mb)l. Un progetto che, precisa Gamberale, "condividiamo con Cassa Depositi e Prestiti". E' un piano "non in contrapposizione con quello di Telecom, ma complementare", che prevede di portare la fibra in tutte le case (Ftth, Fiber to the home). "Con Telecom - ha proseguito Gamberale a margine dell'audizione alla Camera - abbiamo un progetto su cui stiamo lavorando a Milano. Penso che saranno le istituzioni a valutare come incoraggiare Telecom per gestire in maniera completare i progetti". Recentemente l'operatore dominante ha annunciato un piano per portare la fibra fino agli armadietti (a meno di 400 metri dagli edifici) e poi utilizzare fino alle case la fibra in rame, aumentandone la potenzialità grazie alle nuove tecnologie. Il progetto presentato oggi è "complementare per andare dai cabinet (gli armadietti) fino alla case e avvantaggiare così il Paese". "Abbiamo individuato - aggiunge Gamberale - le 30 città da cablare entro il 2015, poi ci sarà la migrazione in altri tre anni circa". Metroweb, controllata da F2i, fornisce già a Milano e in Lombardia la fibra spenta agli operatori. Oltre a Milano le 30 città sono: Genova, Torino, Monza, Como, Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Udine, Trieste, Venezia, Reggio Emilia, Modena, Bologna Ancona, Pescara, Foggia, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Prato, Livorno, Firenze, Roma, Napoli, Salerno, Messina, Catania, Palermo.

Gamberale ha rimarcato la "complementarietà" del suo progetto rispetto a quello di Telecom Italia. Ma è davvero così? La nuova infrastruttura che si andrà a creare permetterà di allargare la competizione sull'Ngn, perché sarà inevitabilmente "open" ma potrebbe avere l'effetto di far perdere a Telecom l'esclusiva sulle reti di nuova generazione. Franco Bernabé, presidente esecutivo di Telecom Italia, in questi anni ha sempre ribadito che l'Ngn la farà Telecom. E adesso? Io credo in realtà che l'intervento di Metroweb potrà essere positivo per il mercato.

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Categorie: News Tlc

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14 marzo 2012 - 9:56

Venture capital, Di Camillo investe nelle polizze online

Una notizia di venture capital italiano. Principia II, il fondo chiuso gestito da Principia Sgr, è entrato nell'azionariato di 6Sicuro.it con un aumento di capitale da 2,5 milioni di euro. Per l'Italia mica bruscolini. 6Sicuro è una piattaforma che permette la comparazione e l'acquisto online di polizze per auto e moto, ma anche di mutui. “La decisione di investire in questa società – spiega uno dei “padri” del fondo, Andrea Di Camillo, volto e nome noto del venture capitalism italiano – è dovuta sia al grosso potenziale di questo mercato, sia alla qualità del team che ci sta dietro, con un manager di lungo corso alla guida di 6Sicuro come Edoardo Loewenthal (tra l'altro già fondatore di Online Sim, ndr)”. Il commento di Loewenthal: “L'approccio industriale di Principia Sgr, insieme con i nuovi capitali ricevuti, ci consentiranno di valorizzare la nostra offerta e di aumentare la presenza sul mercato in un momento di forte crescita della consapevolezza degli italiani dell'utilità e del risparmio che offre la comparazione assicurativa online”. L'altro dato interessante è che grazie a questi soldi il gruppo aprirà una nuova sede operativa a a Cagliari, che pare stia (ri)diventando una nuova Silicon Valley nostrana. Oltre ad Andrea Di Camillo, tra i soci di peso di Principia Sgr ci sono Michele Costabile, Stefano Siglienti e Andrea Gerosa, ma anche investitori istituzionali come il Cnr e la Fondazione Bnc.

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Categorie: Persone, Web/Tecnologia

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2 marzo 2012 - 10:17

Sky gratis su iPad, iPhone e Pc: Murdoch rilancia Sky Go

Una “app” aggiornata per vedere 25 canali di Sky - gratuitamente - su Pc, Mac, iPhone, iPad, Samsung Galaxy e nei prossimi mesi anche su tutti gli altri cellulari Android. La pay tv di Rupert Murdoch rilancia in Italia la strategia del multipiattaforma e mette a disposizione dei suoi abbonati in hd la nuova offerta di Sky Go. Un rewind con alcune importanti variazioni: già lo scorso agosto, infatti, il gruppo aveva lanciato una prima versione di questo servizio solo per iPad e con una ipotesi di prezzo pari a 7 euro al mese oltre l’abbonamento casalingo (gli addebiti sarebbero dovuti partire da gennaio 2012). Piano tariffario che fece infuriare i clienti, soprattutto quelli di vecchia data, che inondarono l’App Store della Apple con centinaia e centinaia di commenti negativi (nonostante la maggioranza riconoscesse il buon funzionamento della piattaforma). Tornato sui suoi passi ora Sky punta a distribuire i suoi contenuti anche sui device mobili, a partire dai cellulari, ma anche via computer, passando come sempre dal supermarket della Apple e senza costi aggiuntivi. I canali visibili saranno 25, dallo sport alle notizie, diciamo tutti i principali per area tematica ad eccezione dei film, per i quali, tuttavia, potrebbe esserci un ripensamento in futuro. Tra i canali più importanti visibili sulle diverse piattaforme ci sono Sky Uno, Fox, Disney Channel, Disney Junior, National Geographic, History Channel e ovviamente tutti i canali di sport, a partire dal calcio. Nella conferenza stampa di oggi l'amministratore delegato di Sky Italia, Andrea Zappia, ha detto: "Nel 2012 investiremo 100 milioni di euro in innovazione, quasi il doppio rispetto all'anno scorso, e Sky Go fa parte di questo progetto di crescita". Passando alla concorrenza, Mediaset ha appena celebrato i primi 100 giorni della sua piattaforma televisiva on demand, Premium Play, visibile su tv, computer e Xbox e da aprile anche su iPad.

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Categorie: Televisione

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1 marzo 2012 - 17:45

Chiude DDLFantasy, supermarket della pirateria

Chiude i battenti un altro importante sito di download illegali. E’ DDLFantasy e la cosa curiosa è che, questa volta, sono gli stessi gestori italiani (ma con server in Francia) ad autosospendere il “servizio”, come potete leggere qui sotto nel messaggio postato online. Qualche numero su DDLFantasy: 315mila utenti registrati, oltre 14mila brani musicali da scaricare, 16mila film, 3mila programmi tv, 10mila videogame, oltre 3mila app e software, 4mila ebook in lingua italiana e quasi 5mila film in streaming. Ecco il post dei tenutari del sito, un po’ patetico se posso dire, anche se sicuramente la legge sul copyright va cambiata. Mi piacerebbe sapere però a quanto ammontavano gli introiti pubblicitari di DDLFantasy…

DDLFantasy.Net - è stato bello finchè è durato...

Mi spiace molto dare questa brutta notizia, ma visti i recenti avvenimenti.. credo sia meglio chiudere baracca prima che lo faccia qualcun altro. Dopo diversi anni che DDLFantasy regna nel mondo del direct download.. e dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, come una grande famiglia... purtroppo è arrivato anche questo momento che nessuno di noi avrebbe potuto immaginare arrivasse così presto..

Chi non conosce gli ultimi avvenimenti ecco un breve riassunto:
- FBI chiude Megaupload/Megavideo
- Chiusi siti italiani di Download e Streaming
- Beccato SIDCrew e molte Crew/releaser hanno fermato la loro attività

La caccia alle streghe sul diritto d'autore è aperta.

Ringrazio di cuore tutto lo staff, i releaser e tutti gli utenti registrati...
Addio!

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Categorie: Copyright

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