2 agosto 2012 - 9:26
Perché l'iPad (non) salverà noi giornalisti
Chi pensa che i tablet siano una "medicina" per l’editoria, un antibiotico contro i batteri della disaffezione alla lettura, forse si sbaglia. I tablet sono la diagnosi, non la cura per i vecchi media: sono la prova "vivente" che i contenitori digitali hanno saputo attirare l’attenzione delle persone più dei contenuti, ma anche che senza contenuti di valore nessuna bella scatola durerà a lungo. Se ci si abbona alla pay tv per vedere la Seria A o un film in anteprima – e non per gingillarsi con il decoder – un iPad o un Galaxy si acquistano invece per avere tra le mani un oggetto dal quale vorremmo essere stupìti. Almeno all’inizio.
Ecco allora che i tablet ci dicono di cosa siamo "ammalati": di eccesso d’informazione, di molti e troppi contenuti senza prezzo e quindi con un valore percepito pari a zero. Il tempo dei saldi per l’editoria finisce proprio con i tablet, dai quali ti aspetti cura e precisione, dai quali pretendi la Seria A e il miglior cinema. Pagare questa qualità diventa accettabile in un contesto così rassicurante ed è dimostrato che chi possiede una "tavoletta" è disposto a spendere e ad acquistare beni digitali molto più di un navigatore su internet.
Uno studio di McKinsey intitolato The emerging Digital Consumer sui Paesi Europei (scaricalo qui in Pdf), mostra questo: su 100 consumatori digitali solo 4 comprano film su iTunes via web, mentre tra chi possiede un tablet gli acquirenti salgono al 14 per cento. E i contenuti sono gli stessi! Discorso simile per la sottoscrizione di un servizio video premium: solo il 9% dei navigatori sul web vuole iscriversi a una piattaforma video come Netflix, quota che cresce al 18% per i detentori di tablet. Differenza enorme anche per chi sceglie gli abbonamenti dei quotidiani online. Gli orfani della tavoletta che si abbonano al Wall Street Journal sono nell’ordine del 10%, contro il 21% dei possessori di iPad o di Galaxy. Queste percentuali, in mancanza di numeri assoluti, rendono ragione solo di un trend. Ma è un trend importante, che ci dice dell’esistenza di un pubblico pronto ad aprire il portafogli per fare in Rolles Royce lo stesso tragitto che potrebbe percorrere gratis in bicicletta.
Come mai? I tablet riportano alla dimensione del gesto, alla fisicità del tocco ciò che fino a oggi era appannaggio esclusivo della vista. Prima di essere "guardato" lo schermo di un tablet lo si tiene tra le mani e lo si sfoglia. Come un giornale. Hai dei confini tangibili, dei bordi oggettivi che segnano un limite oltre il quale lo spazio dell’informazione e del racconto cedono il passo al mondo reale, di cui quello schermo dovrebbe essere mimesi, copia spesso troppo imperfetta. E questo prescinde dalla chiusura di alcune piattaforme, come quelle della Apple, o dalla maggiore apertura di altre, come i sistemi Android. Il tablet racconta se stesso e chi produce contenuti dovrebbe battersi per raccontare cose più interessanti.

