31 dicembre 2010 - 11:15
Tron e le chiavi (perdute) della sala giochi
Il sequel di Tron è noioso e io sono uscito dal cinema deluso come un bimbo che ha appena assistito al requiem di Babbo Natale. E pensare che quando esordì sul grande schermo, nel 1982, il primo episodio si presentava come una scheggia d'innovazione. E non solo per l'uso generoso di computer grafica, quanto per la capacità di invertire un paradigma non secondario della fantascienza classica: basta con i robot che invadono la terra, è ora che gli uomini entrino fisicamente nei computer. Alice nel paese delle meraviglie aveva incontrato Philip K. Dick.
Tron Legacy stufa ed è paradossale per un film che ti dovrebbe tenere sveglio, fosse anche solo per gli effetti 3D. Ok, non mancano alcuni temi “forti”: la doppia identità, il rapporto creatore-creatura, la ricerca del padre, l'alienazione dal mondo e la redenzione, ma tutto è montato in maniera banale che suona troppo “anni Novanta”. Persino il rombo della Ducati è una concessione di cui, come italiano, posso pure essere orgoglioso ma che da Matrix in poi andrebbe abolita per chiunque tratti di science fiction tanto l'abbiamo vista e rivista (al di là del product placement).
Eppure questo Tron non è tutto da buttare: il vecchio Jeff Bridges fa sempre la sua figura, la signorina caschetto moro (Olivia Wilde) è portatrice sana di un discreto sex appeal, mentre a Garrett Hedlund, il giovanotto protagonista, qualcuno dovrebbe spiegare che Troy (dove interpretava Patroclo) era una cosa e che Tron è un'altra e che se ogni tanto cambiasse espressione, visto che non è John Wayne, il pubblico se ne gioverebbe. Il film poi è troppo lungo, come ben spiegato nella recensione del Sole24Ore.com, e la sceneggiatura alterna battute simpatiche (“Il caos è un'ottima cosa”) ad altre sconnessioni verbali di scarsa presa (“Eliminare se stessi dall'equazione”, sembra Nanni Moretti che cita Strange Days). Una cosa, però, è pura poesia, insieme con la potente colonna sonora dei Daft punk: l'idea della sala giochi come “antro” nel quale immergersi, come porta verso un altro mondo. Un posto del quale nessuno dovrebbe mai perdere le chiavi, pena il diventare adulti. L'impressione finale è però che questo Tron le chiavi della sala giochi le abbia un po' perdute. Ps. Buon anno a tutti e grazie per l'attenzione che dedicate a questo blog.
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Categorie: Film

