22 luglio 2011 - 17:41
Bambini e tecnologia, manuale semiserio per genitori disperati
E' giusto permettere ai bimbi piccoli di usare il computer o l'iPad? Me lo sono chiesto con l'amministratore delegato di casa – mia moglie Emanuela – tenendo conto che Lucia ha due anni e mezzo e Giovanni undici mesi, qui ritratti nei bellissimi disegni di Valeria Vitale, la cartoonist che presta per la seconda volta la sua matita ai Bastioni di Orione dopo l'esordio del 4 luglio. Il problema si è posto di più per Lucia, smaniosa di mettere le mani su un oggetto da prendere a ditate. Invece Giovannino, soprannominato Terminator per una certa attitudine alla distruzione delle cose, è stato valutato dal cda familiare poco compatibile con un oggetto dal costo non trascurabile. Quello che segue è dunque il racconto di un'esperienza personale, intima, criticabile finché volete ma autentica. Autentica come le vite di ognuno di noi, perché i media tecnologici permeano i gesti e le abitudini quotidiane e alcuni di questi aggeggi, essendo più innovativi di altri, non sono ancora stati “digeriti” dal pensiero comune. Veniamo a Lucia. Mia moglie in un primo momento ha detto no, che l'iPad non lo doveva usare. E perché, ho risposto io? Tutto sta nella modalità (sorvegliata da papà) e nei tempi d'utilizzo (non più di dieci minuti al dì), ho cercato di argomentare. Del resto sull'iPad, come su altri tablet-computer, è tutto un fiorire di giochi educativi, basta scegliere con attenzione.
Ho iniziato con le foto di animali alle quali sono abbinati i loro “versi” - il più quotato è il leone, ma in pole position ci sono anche tigre, labrador e cavallo – poi gli strumenti musicali, i numeri, l'alfabeto, le carte del “Memory” o il mappamondo di “Dora l'esploratrice”. Niente di meno e sicuramente molto di più di quegli odiosi libretti che suonano malamente, fatti di cartone pseudo-tossico che gracchiano come vuvuzele impazzite. “Ma così togli alla bimba il gusto di toccare un libro vero”, è stato il commento più comune. Ma chi l'ha detto? Lucia e Giovanni hanno in mano tutto il giorno libri e libretti, giocano con le costruzioni, dipingono (a volte anche sui muri), si travestono da maghi e principesse, fanno la lotta con il loro papà disfandogli un paio di occhiali all'anno e giocano in cucina con la mamma. E Giovanni? Ogni volta che Terminator vede sua sorella con in mano l'iPad, turbo-gattona verso di lei nel tentativo di strapparglielo. Ogni tanto il cda familiare glielo concede ed è uno spasso per gli occhi – un po' meno per le coronarie – vederlo dare manate a tutto spiano sullo schermo nel tentativo di far apparire il leone-Grrrr e il cane-Bau-Bau. La loro bisnonna dice che questi bimbi sono già “malati di tecnologia”. La capisco, è nata negli anni Venti e non può che dire così. Ma io cerco di spiegarle che giocano, altro che “malati”.
Dimenticavo: c'è poi tutto il discorso della connessione a internet. Su questo tema non ci sono deroghe, ovviamente: tutto bloccato, nessuna connessione, l'elemento social arriverà in un futuro ancora tutto da scrivere. Saranno loro a chiedermelo, sarò io con mia moglie a stabilire regole ferree e a controllare severamente, senza proibire. Ma qui si parlerà, spero, della preadolescenza, e per allora scriverò un altro post nel quale mi rimangerò quanto scritto in questo. Del resto nella confezione tutta fighettosa dell'iPad lo zio Stewie mica l'ha messo il manuale del bravo genitore.
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Categorie: Fumetti, Short stories

